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TESTIMONIANZE

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Scopri chi ti ha preceduto

Si parla frequentemente dell’importanza del ruolo di mentore nella formazione intellettuale dei giovani. Contrapposto al caos della vita universitaria il mio tempo al Collegio Nuovo portò un senso di chiarezza nei miei obbiettivi, forse il primo apprezzamento del valore di una buona istituzione, l’ottimismo nei confronti del futuro. Su questa esperienza si è basata la mia scelta professionale, la mia passione per l'insegnamento e la ricerca, il mio desiderio di lavorare con altri per lo sviluppo di un progetto comune. Il valore di un'istituzione è in chi ne fa parte; la consuetudine ad ascoltare e la stima per il talento di tante compagne hanno dato inizio in quegli anni a un lungo percorso verso l'apertura e l’allontanamento da ciò che si presenta angusto o troppo comodo fino alla realizzazione di una scelta: vivere, magari come un pesce piccolo, ma nell’oceano!, collegialmente.
Barbara Casadei

La mia storia è l’esempio di come sia importante inseguire i propri sogni, inclinazioni, senza temere i rischi che tale scelta potrebbe comportare. La borsa del Collegio, come sempre provvidenziale, mi ha permesso di sbarcare nel quartiere delle istituzioni comunitarie. Le mie giornate trascorrevano tra la biblioteca, il Parlamento europeo, in cui partecipavo, come osservatrice, ormai 15 anni fa!, ai lavori della Commissione Affari Sociali, le conferenze, le interviste a funzionari, lobbysti e parlamentari. E proprio la politica sociale mi ha permesso di restare a Bruxelles. Un’offerta tanto inaspettata quanto gradita mi ha dato la possibilità di far coincidere laurea e primo giorno di lavoro nella stessa settimana.
Cristina Castagnoli

Quello che è chiaro, a distanza di tempo e di spazio, è che la bellezza della vita in collegio, per me basata in gran parte sulle amicizie (tra le più care), è andata aumentando proporzionalmente al mio allontanamento da quel luogo e quel tempo. Era bello viverci e lo sapevo, ma in seguito quando tante di quelle cose sono sparite dalla mia realtà circostante, esse sono diventate pezzi di me, della mia persona e della mia memoria.
Nulla di quello che ho vissuto a Pavia e in collegio mi è passato sulla pelle come acqua che scorre. Tutto mi è rimasto dentro in un modo molto forte, di grande forza e di continuo riferimento. Quell’essere giovani insieme, quel crescere, quell’imparare e scoprire non solo dai libri ma dalla propria vita e dall’ascolto e dalla partecipazione alle vite altrui, sono una tra le cose più importanti del mio cammino personale. E in questo la dimensione del collegio è stata fondamentale. E più stavo lontana e passava il tempo, più sentivo Pavia come una parte di me.
Giuliana Adamo

Vent’anni dopo, ancora moschettieri del Re.
Una frase, un rigo appena... superata l’impasse organizzativa, ripetendomi che chi testimonia non deve necessariamente considerarsi un reduce, clicco su Collegio Nuovo proprio come aprirei un cassetto in cui sono conservate foto che, a rivederle, commuovono.
La prima immagine risale ad una visita di esplorazione estiva, in attesa dell’esame di stato: un grande e robusto cancello. Come simpatizzare con cancelli e inferriate alle finestre (neppure queste mancavano) a diciotto anni? Poi l’esame di ammissione, la prova scritta di italiano giudicata impossibile e invece scritta di getto, e ancora la prima sera, con una tempestiva - non c’è che dire - interrogazione in letteratura italiana direttamente in camera, tra il divertimento e lo sconcerto di dover recitare un testo qualunque purché di un grande (sic) poeta.
Tutte le matricole condividono fotografie, ops! ricordi, di questo genere con me.
Ma vent’anni dopo, un cancello e un rito per così dire, d’iniziazione, rappresentano qualcosa di sostanzialmente diverso, appaiono come cifre di una particolarissima e pervadente atmosfera. Tutt’altro che impalpabile! Qualcuna può aver dimenticato la torta “psichedelica” del giovedì o il suono del telefono nei corridoi, la sera? I nuovi spazi, le nuove strutture, le nuove possibilità realizzate ad oggi e in programma per il futuro ci dicono che il Collegio cresce, senza per questo diventare estraneo. Il senso di continuità è nella garanzia, di cui abbiamo fatto esperienza, di spendere energie non soltanto sui libri, ma proprio in una piena “esistenza” della persona, tra tante sollecitazioni, strumenti a disposizione, incontri importanti… oltre il cancello si trova “una stanza tutta per sé” e da lì in avanti gli stimoli utili a disegnare un progetto di vita e professionale, rispondente a preferenze e capacità, con relazioni significative come added value.
Sostare un attimo qui, oltre il cancello del Collegio Nuovo che in ossequio ai tempi si è fatto anche virtuale, significa re-incontrarvi tutte, e, ben più di un semplice scandagliare il passato, è una luce recuperata e una più forte motivazione su pensieri e azioni del presente.
Valeria Gasperi

Per sostenere l’esame di ammissione partii da Bonassola, con il primo treno del mattino (ore 3.47!): di partire il giorno prima e dormire fuori casa, neanche parlarne. Come per magia tutto andò per il meglio. È cominciata così un’avventura bellissima: i corsi alla facoltà (finalmente qualcosa di interessante!), la vita in Collegio, le nuove amiche, una città da scoprire. Sono stati gli anni dei troppi esami da preparare contemporaneamente, delle lezioni da mattina a sera, delle nottate a studiare, del caffè in cucinino a mezzanotte… l’atmosfera era piuttosto elettrizzante.
In Collegio ho conosciuto persone straordinarie: persone volitive, altruiste, caparbie e generose. Capisco di aver beneficiato di un ambiente libero e al contempo protetto, di una “cella” tranquilla e della vivacità della vita in comunità; nonostante questo devo ammettere che ho talvolta brontolato per “quelle” che facevano troppo casino durante le “ore di studio”… e per quelle che uscivano a dirmi di fare silenzio quando ero io a fare la festa fuori orario: la vita di comunità non è sempre facile… senza tutto questo non sarei però quella che sono oggi. In Collegio ho conosciuto delle amiche speciali: disperse ai quattro angoli della terra restano dei punti fermi nella mia vita.
Gabriella Tuvo

I mesi passati in Collegio a studiare, di notte, come sottofondo i Jefferson Airplane, un po’ adesso mi mancano; ma mi mancano di più le amiche: si vive lontane, non si riesce a vedersi più di qualche volta l’anno… per fortuna ci sono il raduno delle ex-alunne e l’e-mail! È buffo, le cose che ricordo con più chiarezza del Collegio sono le atmosfere: quelle dense di elettricità del periodo degli esami (quando qualcuno, di cui non dirò il nome, ma che certamente si riconoscerà, non faceva altro che parlare di quello che stava studiando!), quelle più rilassate dei periodi in cui si andava a lezione e in laboratorio, le corse in bicicletta per arrivare in orario, o quelle per arrivare presto in refettorio, facendo lo slalom tra i geometri del Volta, sospinte dalla fame.
Monica Dapiaggi

Chiudo ancora una volta la finestra di camera mia.
È un gesto quasi quotidiano nel mio continuo pellegrinare. La chiudo ammirando ancora il giardino e le luci della sera…
Lascio questo posto, che sento profondamente casa, per partire per un’altra avventura. Lo lascio con una tenerezza profonda nel cuore per i tanti giorni trascorsi qui, per i tanti volti amici che ho incontrato, per le tante persone che con me hanno condiviso un’altra partenza. Lo lascio con la stessa certezza, la stessa serenità con cui si parte da un posto caro, consapevoli che prima o poi si torna, sicuri che quello che qui è stato vissuto ci appartiene profondamente e in qualche modo noi apparteniamo a lui. È bello sapere che c’è. È bello portarselo dentro, scolpito nell’anima, come ci si consegna al ricordo gioioso della casa d’infanzia in cui sono cresciuti speranze, desideri e sogni che poi, nella vita, costituiscono il cammino.
Quello che a me, da ex-alunna, manca di più è la mensa… cosa che farà ridere tante mie compagne, data la mia proverbiale pigrizia nel far la spesa e cucinare. Formulato così pare riduttivo, ma… io intendo la mensa come momento, come luogo in cui per sei anni ho visto tante persone con le quali mi sono confrontata, ho riso, ho discusso, ho vissuto condividendo a volte lo stress da esame, a volte la splendida riuscita delle feste, a volte le difficoltà che il vivere insieme necessariamente porta.
In breve esiste quello che a me piace definire un “piccolo miracolo” che solo la vita in Collegio può portare. Dal momento in cui ci entri, impari a convivere con le persone più diverse: all’inizio pare impossibile l’idea che le conoscerai tutte e che di tutte saprai i nomi… dopo un paio di mesi i volti ti sono familiari e finalmente, proprio quando stai per allontanartene, ti pare che il luogo stesso, con tutte le storie che si porta dietro, ti sia divenuto indispensabile e che ti appartenga, o che tu stessa appartenga alle stanze, ai corridoi, alla biblioteca, di sicuro al giardino. Il bello è che tutte le persone che si incontrano cambiano, negli anni, nelle forme più impreviste, ma sempre in senso positivo.
Chiarastella Feder

Ma ogni tanto, come ad esempio quando trovo “Nuovità’’ nella cassetta delle lettere, mi pervade la nostalgia dei miei anni universitari, di quel microcosmo chiamato Collegio Nuovo dove veramente contavano solo l’impegno e la passione, dove tutte avevamo le medesime opportunità, dove le regole erano uguali per ciascuna di noi e non vi erano scorciatoie per le “figlie di’’.
Anche se ora so che questa non è la realtà della vita e del mondo del lavoro, sono orgogliosa e grata di aver avuto il privilegio di sperimentare un contesto simile…
Io sono stata una di quelle componenti poco partecipative, sebbene costantemente presente in quei quattro anni di vita volati via in un soffio, e ricordo che all’epoca ero solita ripetere “Per me il Collegio è un posto, comodo e ben strutturato, dove studiare, ma non mi sento parte di un tutto”.
Non sono mai stata decana, non ho mai gestito la biblioteca, ho partecipato poco alla preparazione della festa annuale, e non mi sono mai presentata alla riunione delle ex-alunne. Sono insomma una di quelle presenze che sono passate senza lasciare tracce particolari, se non nelle poche amiche che mi hanno voluto bene e tenuto compagnia tra le pagine infinite dei libri. Eppure non c’è numero di “Nuovità” che io non legga con attenzione ed impazienza, e mi capita spesso di ripensare alla stanza n. 5 e alle ore passate tra le sue mura. Mi accorgo che non solo io ero parte di un tutto, ma che lo sono tuttora, e lo sarò per sempre; che quell’esperienza non è stata solo “vivere in un posto”, ma anche acquisire un patrimonio interiore di ricchezza, di conoscenza, di esperienza che ha fatto di me quello che sono ora.
Mi accorgo anche che quello, sia pure con tutta la fatica dello studio intenso, il timore degli esami e le mezz’ore perse nell’attesa dell’autobus numero 6, è stato un periodo di vera spensieratezza e di autentica libertà intellettuale, senza bisogno di scendere a compromessi con la realtà, e con la capacità di avere e coltivare i sogni e le aspirazioni che poi la vita, inevitabilmente, ridimensiona. Sono stati insomma i miei vent’anni, e ti sarò sempre grata di avermi consentito di viverli in quel modo.
Sabrina Parma

Il mio compito questa volta è raccontarvi come si trasformano i rapporti fra le non più collegiali, una volta laureate e sbalzate nelle più diverse parti del mondo… In particolare ci sono tre città in cui le Nuovine mi hanno fatto trovare un luogo con l’odore di casa.
A Londra c’è posto per tutte. Qualunque sia la strada che abbiano scelto, le Londinesi sono vibranti. Stare con loro fa sentire al centro del mondo. Non più tutte indiscriminatamente studentesse, ma con tanti microuniversi diversi, in cui è bello entrare, anche solo da turiste. Ed è facile pensare a loro quando serve un consiglio professionale o l’opinione di un esperto, ma anche solo per un weekend cittadino.
Le Newyorkesi sono vincenti. Si alzano presto al mattino, e vanno subito in palestra, poi felici al lavoro, perché è proprio quello che hanno sempre sognato. L’unica cosa che continuano a sognare è il risotto alla zucca che preparava il cuoco d’inverno e che loro tentano di riprodurre per la festa di Halloween. A NY ho incontrato quasi per caso quattro Nuovine nello stesso pomeriggio e ci siamo date appuntamento per cena in un locale sulla Terza Strada. Con noi siedono al tavolo nuovi amici e il vecchio mondo e quello nuovo, i ricordi comuni e i progetti per il futuro, sembrano andare perfettamente d’accordo.
Le Nuovine dall’incorruttibile anima europea sono a Bruxelles. Si possono andare a trovare ad ogni momento perché conoscono tutti, sono sempre in contatto con tutti e sempre disponibili con tutti. Degli anni del Collegio hanno conservato la bici scassata, non importa che la usino per andare alla Commissione o in Università, hanno sempre la stessa chiavetta che non riesce più ad aprire il lucchetto arrugginito.
Ritrovarsi per qualche giorno di confidenze intense, che si protraggono fino al mattino è assolutamente sano. Dopo essermi abituata ad arrivi e partenze, a facce che cambiano in continuazione, a case ed uffici diversi, è confortante sapere che ci sono persone che rimangono, nelle cose importanti, uguali a se stesse e sempre capaci di capirci.
Forse chi è in collegio in questi anni penserà con meno entusiasmo all’idea di non potersi mai più liberare delle persone con cui deve vivere attualmente. In realtà, ora che sono una Nuovina di dieci anni, vedo che il Collegio per me si è espanso e dissolto in una rete di rapporti nuovi e preziosi, in cui sono sicura di rimanere legata alle altre persone per scelta e non semplicemente in virtù del fatto che un giorno siamo capitate tutte a vivere sotto lo stesso tetto.
Maria Paola Ferretti

Ho trovato la vita in collegio un’esperienza sotto tutti i punti di vista interattiva: si può restare indifferenti e vivere freddamente come in un albergo o ci si può far coinvolgere fino a rischiare di esserne sopraffatti. Trovare un equilibrio, nel modo di vivere il collegio, non è immediato ma - mi pare - è un tratto non indifferente nel difficile percorso di ricerca di un equilibrio personale. E anche questo è importante almeno quanto passare gli esami! Delle mille attività proposte (dalle conferenze allo sport, dai corsi di lingua a quelli di fotografia) all’inizio avrei voluto fare esattamente tutto.
Solo col tempo ho imparato a scegliere: scegliere a quali attività partecipare, ma anche scegliere chi frequentare, scegliere quanto quando e con chi studiare, scegliere quali voti accettare agli esami e scegliere - ma questo è stato fino all’ultima volta particolarmente difficile - quali piatti prendere tra i mille che propone il cuoco!Chi mi conosce sa quante scelte sbagliate ho fatto - non ultima quella di scegliere “tutti” i piatti del cuoco! - ma proprio per questo, caro collegio, ti ringrazio: per avermi dato la possibilità di fare esperimenti con la vita “da adulti” e anche di sbagliare ma sempre senza farmi “troppo” male.
Anna Lanzani

Non è passato un giorno da quando me ne sono andata che io non abbia ricordato una persona, un aneddoto, una battuta, un numero di una camera, una cena, una chiacchierata fino a notte fonda, un pianto, uno scherzo, una partita, un compleanno, insomma un piccolo pezzetto di quella che è stata la mia vita a Pavia, dentro e fuori dal Nuovo. Questo bagaglio di emozioni si è ormai stabilito sotto la mia pelle e viaggia con me.
Maria Guglielma da Passano

È stata anche un’esperienza nuova per me abitare in un collegio, una perfetta combinazione di indipendenza e sicurezza per un periodo così importante come sono gli anni dell’università. Al Collegio Nuovo ho trovato tutte le comodità per lo studio, ma anche arricchimento personale. Mi ha permesso di conoscere persone da tutta l’Italia e di altri paesi. Ma non posso parlare del Collegio Nuovo come una delle tante cose che ho vissuto qua in Italia, non è stato solo un albergo, ma è stato la mia casa.
Adesso nella mia valigia porto nuove parole, ricordi indelebili, esperienze irripetibili e persone che da qui in poi e per sempre mi accompagneranno nel mio viaggio.
Mabel Asensio

Il mio anno al Collegio Nuovo è stato un anno che scintillerà nella mia memoria: una miriade di immagini caleidoscopiche… Difficile spiegare perché mi sono trovata così bene, mi sembra che non si tratti solo di un elenco di episodi specifici…
Fin dall’inizio mi sono sentita a mio agio in collegio. Mi ricordo che i primi giorni, quando tutto sembrava piuttosto strano, volti sorridenti mi facevano sentire come a casa… Così la vita prendeva una forma familiare: lezioni, tentativi di comunicare qualcosa di interessante della cultura e lingua inglese alle mie studentesse già bravissime, serate al Teatro Fraschini (quante volte!?), i miei amati corsi d’arte, i pranzi e le cene buonissime (soprattutto quegli gnocchi alla mimosa!) ed i rimproveri scherzosi del cuoco per il mio italiano “non perfetto” (mi chiedo ancora: si dirà fàgioli o fagiòli…), poi bellissime gite ed avventure nei fine settimana o semplicemente una camomilla e due chiacchiere.
Louise Sweet

Sono ancora a Leuven, città che mi ospita da qualche mese come studentessa Erasmus, mentre a Pavia, in occasione dell’annuale appuntamento con il Green Party o “festa delle laureande”, sarei stata tra le festeggiate “al tavolo d’onore”… Quella di stasera è forse tra le feste collegiali quella che preferisco, vuoi per l’estate che si avvicina, vuoi soprattutto per l’atmosfera un po’ magica, in cui si fondono ambizione e malinconia, quell’atmosfera che si respira pensando che c’è qualcuno che finisce e che fra poco tocca a te e che gli anni, questi anni, passano troppo velocemente. E così questa sera, in una città ed in una situazione che pure amo, inevitabilmente mi trovo a pensare al collegio, alle persone che lo fanno e che lo vivono, distante più di mille chilometri dalle compagne con cui ho condiviso quattro anni indimenticabili e che, alla fine di un percorso fatto di successi, gioie e turbamenti, si trovano ora a festeggiare insieme l’approssimarsi di una tappa così importante, vedendosi all’orizzonte già “dottoresse”…
È strano come alle volte si prenda coscienza del valore di ciò che si possiede solo guardandolo da una certa distanza, da una prospettiva decentrata, in una situazione diversa. Ma certo, ci è concesso di stare in un solo luogo in un determinato tempo e riflettere a distanza sulle scelte e sulle occasioni ci fa forse apprezzare il valore di ciò che abbiamo e di ciò che lasciamo. Con questo vorrei solo poter esprimere l’affetto e la gratitudine che mi legano a quanto ho lasciato a Pavia. E buona parte dei ricordi è legata alla comunità collegiale con cui ho condiviso questi quattro anni: insieme alle amicizie, a quei rapporti unici ed indimenticabili che si instaurano tra compagne di studio, la lontananza mi ha fatto capire anche il valore di un’istituzione aperta ad alte iniziative culturali, alla molteplicità di prospettive in un mondo che diventa sempre più complesso e in cui il sapere e la cultura non rimangono ad impolverarsi tra le pagine dei libri, confinate ai risultati degli esami, ma offrono quotidianamente occasioni di scambio e di relazione all’ altro e al nuovo.
Michela Summa

Perché Pavia? Mi ero già laureata, e avevo finito un master. Avevo voglia di fare qualcosa di “diverso”, viaggiare, provare un modo di vita nuovo. Sapevo che esisteva uno scambio fra il mio collegio di Cambridge (New Hall) e il Collegio Nuovo... e così, nel mese di settembre 2002, sono arrivata a Pavia, con la valigia la più grande nel mondo, e nove parole d'Italiano, ben provate: “Buongiorno. Mi chiamo Helen. Sono la lettrice da Cambridge” (poi bisogna sorridere bene e pregare). Vi chiedete, forse, “che cosa faceva, durante uno scambio universitario, questa “signorina senza università” (così una signora mi ha chiamato una sera memorabile)?” Avevo una libertà nuova e unica. Potevo seguire i corsi universitari che avevo scelto io stessa, senza bisogno di pensare a esami o programmi. Studiavo il teatro italiano medievale e moderno, la poesia del novecento, la storia dell’espansione dell’Europa, ho riprovato a studiare per l'amore della conoscenza, per l'interesse e non per i voti. Studiavo l’italiano, nel modo più efficace e più piacevole: studiando, parlando, abitando, lavorando e ridendo con gli italiani. E, come “lettrice di inglese”, insegnavo l’inglese.
Ho imparato questo a Pavia: si studia sempre e si insegna sempre. Quanto ai collegi, non si smette mai di esserne “membro”, e io sono molto contenta di portare con me i miei ricordi di New Hall, e del Collegio Nuovo.
Helen Wales

I’m having an absolutely marvellous time in Pavia. I really am so happy at Collegio Nuovo where people have been exceptionally welcoming and friendly. English lessons in college are going well and apart from this I am enjoying lectures and dissertation work as well as two art courses (one sculpture!), regular trips to the theatre, singing in a college choir and generally travelling and visiting new friends. I just feel so fortunate to have this wonderful opportunity! Thank you. See you all too soon!

Per i genitori la scelta di mandare i figli “fuori sede” comporta molti sacrifici. Il primo è averli lontano e non condividere il quotidiano, una gratificazione, la paura dell’esame, la soddisfazione di un bel voto etc.
Sicuramente poi il peso economico non indifferente per il quale esiste nel Collegio una strategia equa di ripartizione delle spese a seconda del reddito.
Ma qualsiasi sacrificio non è commisurato alla soddisfazione di vederli crescere in un ambiente consono alle loro capacità, la cui funzione precipua è orientarli e guidarli nel cammino di studio.
Da ultimo, ma non ultimo per un genitore, conta la sicurezza di una struttura che si prende cura, in questo caso della propria figlia, e uno staff competente che in ogni momento e difficoltà affianca le ragazze e le sostiene.
Tutto questo mi è passato per la mente in un attimo e ho sentito dentro una gran voglia di dire: Grazie.
Maria Bienna

Collegio Nuovo | Fondazione Sandra e Enea Mattei | Pavia | C.F. 80015430186