Alessia Fornoni, Medicina e Chirurgia

La ricerca è come un duro gioco fatto di fantasia e di fiuto dove la “vittoria” è la gioia del risultato. Il gioco diventa ancora più intrigante quando il risultato è l’opposto dell’atteso… e la partita continua!

Dalla “sua” luminosa Valle Seriana, Alessia scende tra le nebbie pavesi nel 1989 per studiare Medicina. Due le esperienze all’estero durante il suo alunnato e mirate al consolidamento di conoscenze in campo medico: grazie al SISM, parte per un’estate a Lisbona e la successiva punta a nord, a Helsinki. Nell’ambito del suo dottorato a Pavia in Fisiopatologia medica e Terapia, realizza, anche con il supporto del Collegio, uno stage di due anni negli Stati Uniti, al National Institute of Health di Bethesda, in particolare presso la Renal Cell Unit che si trasferirà poi a Miami. Studierà, in accordo con il suo mentore Prof. Dal Canton, i meccanismi di glomerusclerosi, ossia il danno irreversibile a carico del tessuto renale, indotto dalla ciclosporina. Nel suo attuale profilo non si potrà dimenticare che: “Dr. Fornoni’s laboratory was also the first one to report an important role of sphingolipids in the modulation of podocyte function in focal segmental glomerulosclerosis (Science TM, June 2011)”.

Tra le prime sfide


Miami, 1998, a tre anni dalla laurea e al secondo anno di dottorato. “Il mio primo vero giorno di lavoro: una scrivania, un computer e una libreria tutti per me… faccio quasi fatica a crederci. Sulla scrivania qualcuno aveva già pensato di lasciarmi una trentina di pubblicazioni da leggere; ho iniziato quindi presto a capire che il mio lavoro sarebbe stato quello di leggere, imparare a pensare, formulare ipotesi, discuterne e trovare un modello sperimentale su cui verificare l’ipotesi. Per me era stato sempre un sogno nel cassetto” (Nuovità, n. 10)

Oggi


Dopo ulteriori studi in Medicina Interna e in Nefrologia a Miami, Alessia è nominata, nel 2005, Assistant Professor di Medicina Clinica alla Miller School of Medicine della stessa Università di Miami. Qui, nell’ambito del Diabetes Research Institute diretto da Camillo Ricordi, ha istituito un ambulatorio specializzato che attrae pazienti da tutto il mondo. In tutto ciò, convola pure a nozze con un collega nefrologo!
“The New England Journal of Medicine”, che di norma pubblica meno del 5% degli articoli che riceve, ospita un suo lavoro nel 2011: un titolo prestigioso che concorre, l’anno seguente, alla nomina come Tenure Associate Professor (Divisione di Nefrologia – School of Medicine, Università di Miami).
Dal settembre 2013, oltre a continuare a dirigere la Diabetic Nephropathy Clinic, Alessia tiene le redini del Peggy and Harold Katz Family Drug Discovery Institute della medesima Università; tre anni dopo è nominata Professore e direttore della Division of Nephrology and Hypertension (Dipartimento di Medicina, Miami University). E, fatto non da poco, dimostra nel concreto la sua generosa volontà e capacità di mentoring, ospitando nel tempo non poche alunne del Collegio, supportate dal Nuovo e dall’Associazione Alumnae, per brevi tirocini nel suo laboratorio.

Il suo consiglio


Osare.
“Ancora ricordo il sussidiario della scuola elementare con alcune immagini che ricordano il processo della ricerca scientifica, dalla osservazione alla verifica dei risultati. I personaggi delle foto avevano sempre un aspetto un po’ genialoide e, a parer mio, affascinante. Perché non provare? Così, mi ritrovo a scoprire che in realtà, come forse per qualsiasi altro lavoro, ciò che conta di più sono entusiasmo e volontà. E devo ammettere di avere molto di entrambi”. (Nuovità, n. 10). Il suo motto per il futuro, a portata di mano!, lo prende dalle parole del padre dei laptop, Alan Kay: “Il modo migliore per predire il futuro è inventarlo”.


Chiarastella Feder, Scienze Politiche / Biologia

“Il professore l’aveva detto prima di sceglierla come assistente di ricerca, in Canada: bisogna saper stare tanto tempo da soli e non aver paura del bosco. E lei, che dentro di sé era sicura di essere la persona giusta per quel lavoro, è partita. Destinazione: Canada, Ram Mountain e parco di Sheep River, in Alberta, altitudine dai 1.400 ai 2.200 metri, al fianco delle Montagne Rocciose. Distese di neve e di foreste abitate da animali in libertà, il suo mondo”. (“Corriere della Sera”, 22 gennaio 2003)

Nata e cresciuta a Treviso, Chiarastella arriva a Pavia nel 1993 per iscriversi a Scienze Politiche. Vince un posto gratuito in Collegio, ma dopo un anno di lezioni ed esami (in regola), Chiarastella si convince che non può rinunciare al sogno coltivato sin da bambina di studiare gli animali. Ottimi i rapporti con i Docenti della Facoltà (primo su tutti, l’Emerito Prof. Arturo Colombo, con cui manterrà i contatti), eppure decide di cambiare corso di studi. Non è facile, significa anche rifare le prove di concorso per il passaggio di classe disciplinare.
Sostenuta nel cambiamento accademico anche grazie al supporto della Rettrice del Collegio, opta per Scienze Naturali. In Collegio è nominata Decana pur essendo ancora matricola (per il cambio di Facoltà) e si guadagna il titolo di ‘cuor di matricola’ che ancora è un carattere distintivo della sua personalità. Un soggiorno Erasmus all’Università of South Wales corona altri periodi (brevi) di studio all’estero, in Irlanda e Spagna.

Tra le prime sfide


Rientrata in Italia per laurearsi, con una tesi sperimentale sullo scoiattolo con il Prof. Giuseppe Bogliani, si aggiudica poi anche una borsa di studio del Collegio che le consente di conseguire un Master Science in Ecology and Evolution, presso l’Università di Sherbrooke (Quebec, Canada) nel 2003. Nel 2004 vince una borsa di studio del Ministero degli Esteri e nel 2005 una borsa per studenti meritevoli presso l’Università di Sherbrooke che le permette di continuare la sua ricerca in Canada. Sempre nel 2005 vince la prima edizione del Premio di Ricerca istituito dall’Associazione Alumnae: partecipa così con un suo lavoro alla XXIX International Ethological Conference di Budapest.

Oggi


Oggi Chiarastella vive in Alberta, Canada, con sua figlia: dal 2007 è Biologa della fauna selvatica presso il Governo Provinciale dell’Alberta per la Fish & Wildlife Division a Rocky Mountain House, a ridosso del versante centro orientale delle Montagne Rocciose. Si occupa principalmente di gestione faunistica e di riduzione di conflitti tra le piccole comunità rurali e grandi predatori come l’orso grizzly, l’orso nero, il lupo e il puma.  Tramite progetti di educazione, di prevenzione e di gestione delle potenziali cause, sviluppa e mette in piedi progetti sul territorio che mirano a ridurre la possibilità di conflitto tra fauna e comunità rurali. Dopo aver speso i primi anni a guadagnare il rispetto dei locali, adesso è amichevolmente conosciuta nelle varie comunità come la Bear Lady. Con l’arrivo dei suoi 40 anni ha coronato un sogno che aveva fin da bambina: quello di poter comunicare con gli orsi. Facendo fronte a una serie numerosa di ostacoli è riuscita a svezzare con successo quattro cuccioli orfani di grizzly e a dar loro una seconda opportunità, rilasciandoli in libertà dopo cinque mesi di stretta convivenza. Un progetto del genere non era mai stato realizzato in Alberta. Tantomeno da una donna.

Il suo consiglio


Il valore dell’amicizia: «In Canada ho imparato tante cose: a stare da sola e ad essermi amica, ho capito cosa significa doversi arrangiare, ho incontrato persone eccezionali, che amano quello che fanno. Gli amici, che per me rappresentano molto, me li sono portati dentro» (“Corriere della Sera”, 22 gennaio 2003) e del Collegio: «Lascio questo posto che sento profondamente casa, per partire per un’altra avventura. Lo lascio con una tenerezza profonda nel cuore per i tanti giorni trascorsi qui, per i tanti volti amici che ho incontrato, per le tante persone che con me hanno condiviso un’altra partenza. Lo lascio con la stessa certezza, la stessa serenità con cui si parte da un posto caro, consapevoli che prima o poi si torna, sicuri che quello che qui è stato vissuto ci appartiene profondamente e in qualche modo noi apparteniamo a lui».
Oggi aggiunge: «Credete fortemente in voi stesse, in cioè che ritenete giusto e nelle bellezza dei vostri sogni. Ognuna di noi è una donna splendida e unica e questa consapevolezza comporta anche delle responsabilità. Fate tesoro delle opportunità che vi sono offerte, anche quando sono mascherate come difficoltà. Siate consapevoli del ‘momento presente’ e cercate di sviluppare un profondo senso di gratitudine»


Elisabetta Di Bernardini, Biotecnologie

«…L’emozione di startene comodamente seduta nella Sala Conferenze del tuo Collegio a sentir parlare, proprio lì davanti a te, il tuo cantante preferito. Infatti il 22 marzo di quest’anno, l’ex “883” è venuto a farci visita in un imperdibile appuntamento legato al corso di “Semiotica delle Arti” tenuto al Nuovo dal Prof. Paolo Jachia.» (Nuovità, n. 15, 2004)

Studi classici a Chieti, Elisabetta arriva a Pavia per iscriversi al Corso di laurea in Biotecnologie, nato dalle Facoltà di Medicina, Farmacia e Scienze. Segue molti degli incontri promossi dal Collegio, da quello che coinvolge l’Alumna Natalia Lugli, biologa, con il prof. Carloalberto Redi e il Colonnello Luciano Garofano, sino a quello con Max Pezzali, da lei stimato sia musicalmente che umanamente: mai avrebbe immaginato di incontrarlo, da matricola, nel suo Collegio! “Lo strano percorso / di ognuno di noi / che neanche un grande libro un grande film / potrebbero descrivere mai / per quanto è complicato / e imprevedibile / per quanto in un secondo tutto può cambiare / niente resta com’è”, ecco il refrain della sua canzone preferita: Elisabetta inizia il suo percorso accademico terminando gli esami del primo anno a metà luglio, laureandosi poi con una tesi sperimentale in Biologia molecolare, ancora a luglio, tre anni dopo, con lode. Il che si ripeterà puntualmente due anni dopo, per la laurea magistrale con il prof. Vittorio Bellotti. Dov’è lo strano percorso, allora?

Tra le prime sfide


L’imprevedibile, o quasi, succede nel 2008, quando, grazie al Collegio, ha un’altra opportunità. Con Livia De Rosa, un’altra collegiale, studentessa di Giurisprudenza, varca l’oceano e approda al Mount Holyoke College, uno dei promotori della rete Women’s Education Worldwide (WEW) per la prima Student Leadership Conference: «Credo che questa esperienza unica e indimenticabile mi sia stata sicuramente utile a livello umano per la possibilità di relazionarmi con studentesse di collegi femminili di tutto il mondo e che mi abbia permesso inoltre di ridisegnare la mia visione della donna come leader, preparandomi ad affrontare con più determinazione e maggiore consapevolezza il futuro mondo del lavoro.», scriverà al suo rientro sulla Rivista del Collegio. Dopo la laurea, lo “strano percorso” di pezzaliana memoria, prosegue con quello che Elisabetta definisce un «cambio repentino e radicale di vita», e non solo nell’ambito della ricerca. Concorre per un posto (davvero uno) di PhD in “Vascular Biology and Stem Cells” all’ambito King’s College di Londra, e lo vince, per di più con finanziamento intitolato a una scienziata, Marie Curie. Il sogno, coltivato mentre leggeva da matricola le esperienze di una collegiale più anziana, Lia Paola Zambetti, già (allora) a Londra, si realizza. E grazie anche alla mediazione della Rettrice, a Londra trova un nutrito gruppo di Italians Nuovine a cui fare riferimento, ma soprattutto dopo un po’ la raggiunge la sua amica collegiale di sempre, Blerida Banushi, post doc allo University College London. Senza contare che nel Regno Unito, a Cambridge, era già stata, sempre con borsa del Collegio, per un corso di lingua inglese. Dopo il PhD a Londra, nuovo trasferimento. Scende un po’ più a sud, nei Paesi Bassi, a Eindhoven, dove lavora per un paio d’anni come postdoc ancora con borsa Marie Curie, e anche come Project Manager, in un’azienda spin-off dell’Università che si occupa di bioingegneria (LifeTec Group BV). Anche in Olanda continuano gli incroci nuovini, questa volta con la chimica Francesca Pietra, post doc a Delft. Dopo l’inglese, che ormai conosce e usa con dimestichezza, si cimenta, da vera cittadina europea, nell’apprendimento del nederlandese.

Oggi


Nella primavera del 2016 Elisabetta è di nuovo in Italia, dopo oltre un lustro in giro per l’Europa. Non Chieti, non Pavia: stavolta arriva a Ivrea, la città simbolo di una figura di imprenditore illuminato come Adriano Olivetti. “Niente resta come è”: ora Elisabetta, dopo esser stata Associate Scientist per il Gruppo Merck, è ripartita, destinazione Svizzera. Domani, chissà. Per soddisfare la vostra curiosità, cercatela qui.

Il suo consiglio


Trovare un po’ di “casa” anche nel Collegio, che è una «culla di amicizie, esperienze e soddisfazioni […]. Per noi una vera Famiglia.» (2014)


Laura Demartini, Medicina e Chirurgia

Pechino 1989… il pensiero corre agli studenti di Piazza Tian An Men. I discorsi delle cerimonie ufficiali sottolineano una quiete mai turbata. La stessa quiete l’ho trovata nell’Accademia di Medicina Tradizionale Cinese (Nuovità, n. 11990)

Secondo anno dall’apertura del Collegio, 1979: dalla provincia di Alessandria, Laura concorre per un posto come studentessa di Medicina. Il 1981 la vede pioniera (con Chiara Gagliardi e Silvia Romagnoli) dello scambio del Collegio con l’Università di Mainz, il primo firmato dal Collegio: Laura frequenterà un corso estivo di lingua. Corona d’alloro a pieni voti, nella sessione estiva del 1985, mentre si concentra sempre più sui temi della terapia del dolore.

Tra le prime sfide


Per approfondire, Laura parte nel 1989 per Pechino, grazie ancora anche a un supporto del Collegio, una delle prime borse di perfezionamento post laurea appena istituite: «Al mattino gli ambulatori aprivano presto le porte ai malati; alle sei il vecchio professore era già al lavoro. Nelle pause egli riuniva gli allievi e spiegava l’esame del polso e della lingua, e le tecniche di manipolazione degli aghi […] non ha studiato all’Università ed è medico per tradizione familiare. In Cina è un’autorità in materia […] I pazienti, oltre a conoscere per nome e localizzare perfettamente i punti comunemente usati per la loro patologia, sapevano benissimo quale sensazione si deve percepire affinché l’ago sia efficace ed erano giudici, talvolta impietosi, dell’abilità dello studente.» (Nuovità, n. 1).

Oggi


Due specializzazioni nel giro di un decennio dalla laurea, prima a Pavia in Anestesia e Rianimazione, poi a Verona in Fisiopatologia e Terapia del Dolore, e, dopo aver lavorato come anestesista al Policlinico S. Matteo, oggi Laura è Responsabile dell’Unità di Terapia del Dolore della Fondazione Maugeri, sempre a Pavia; lo scorso anno l’Unità è stata definita da Regione Lombardia Centro di II livello di Terapia del Dolore. Qui è tra i fondatori della Pavia Pain School. All’Università di Bologna insegna nella Scuola di Specializzazione in Anestesia, Rianimazione e Terapia Intensiva. Membro di diverse associazioni di settore, anche internazionali, serve in ruoli di leadership come consigliere nazionale di Federdolore-SICD (Società Italiana dei Clinici del Dolore).

Il suo consiglio


Il suo consiglio

Andare alla radice, anche se bisogna spostarsi: «Il viaggio in Cina rappresenta, per chi come me si interessa seriamente di Medicina Tradizionale Cinese, il viaggio alla fonte. […] Ogni giorno mi accorgevo che dovevo compiere ancora un lungo percorso per far mio questo antico sapere». (Nuovità, n. 1). Oggi, con l’Estremo Oriente, il Collegio ha diversi accordi di collaborazione.
Il consiglio di allora è quanto mai attuale: «Anche oggi ai giovani colleghi e agli specializzandi che frequentano presso la nostra Unità (insegno anche al Master di II livello di terapia del Dolore dell’Università di Milano) cerchiamo di insegnare ad andare alla radice del dolore per capire le cause e i meccanismi che lo generano in modo da poter dare al paziente le cure più adeguate».


Anna Colombetti, Medicina e Chirurgia

Invecchiare è un privilegio, però non siamo obbligati ad avere tutti i segni della vecchiaia!

Anno 1979, secondo anno di attività del Collegio. Non è facile. Eppure i fiori piantati personalmente dalla Fondatrice nel giardino, rose, biancospini e forsizie sbocciano e sono di buon auspicio. Come lo è l’arrivo, fra le altre, di una nuova Alunna in Medicina: Anna Colombetti, residente nel piacentino. Al suo terzo anno, Anna è tra le vincitrici di una borsa di studio per il corso estivo dell’Università di Mainz. Si tratta del primo accordo internazionale siglato dal Collegio, che ha già messo a punto una ricca attività culturale, spesso promossa dalle stesse alunne, soprattutto di Medicina. Nel 1979, infatti, si inaugurano le conferenze, con il Prof. Francesco Candura e la sua lezione “Introduzione alla medicina preventiva”. Come dire, facilitiamo il lavoro del medico, lavorando già sul contrasto ai rischi… Dopo sei anni, Anna si laurea con lode nella sessione estiva con una tesi sulla determinazione delle terre rare in neoplasie e displasie.

Tra le prime sfide


La specialità la porta a Parma e pure all’Ospedale di S. Donato Milanese dove lavora all’Istituto di Chirurgia Plastica Ricostruttiva. Il 1988 la riporta in qualche modo a Pavia: il Collegio, infatti, nell’anno del decennale, ha istituito le prime borse di perfezionamento per l’estero e Anna è tra le prime assegnatarie. Parte quindi per uno stage ospedaliero in chirurgia ricostruttiva post-mastectomia all’Ospedale Brugmann di Bruxelles. A Pavia poi tornerà ancora qualche anno dopo, per dare alla luce il suo primogenito…

Oggi


Oggi Anna è Responsabile del Servizio di Laserterapia presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori di Milano. Qui, in un ambiente multidisciplinare, valore importante sperimentato anche in Collegio, cura soprattutto bambini e anziani. Una struttura, unica nel suo genere in Italia: si occupa della diagnosi delle patologie che hanno nella terapia con fonti laser l’unica o la migliore indicazione possibile. Dalle patologie neoplastiche alle malattie rare, come la neurofibromatosi, lo spettro coperto è davvero ampio. Senza dimenticare che Anna, con un pizzico di complicità al femminile, ha dato pure consigli di salute e benessere sul blog per “donne acrobate” fondato da Lina Sotis.

Il suo consiglio


Saper prevenire, ma anche intervenire: “Invecchiare è un privilegio, però non siamo obbligati ad avere tutti i segni della vecchiaia. La vita media si è allungata, e quindi le neoplasie della cute, tipiche dell’età avanzata, sono più frequenti. Perché convivere con qualcosa che rende meno gradevole il proprio volto?”


Marina Cerrone, Medicina e Chirurgia

Un ponte tra Pavia e New York

Da Vercelli, Marina, fresca di maturità classica a pieni voti, arriva a Pavia nel 1993, per iscriversi a Medicina e Chirurgia. Per due dei sei anni di alunnato le è conferito il posto gratuito, oltre a borse di studio presso partner del Collegio (Università di Heidelberg) e per tirocini all’estero (Nancy) che si aggiungono all’esperienza con il SISM a Losanna. Laureatasi nel 1999, Marina sceglie di specializzarsi in Cardiologia a Pavia e di trasferirsi quindi nella Sezione laureati del Collegio. Nello stesso anno, vince uno dei Premi Giovane Investigatore conferito dalla Società Italiana di Cardiologia, durante il Congresso annuale. Quattro anni dopo  consegue la Specialità lavorando presso il Dipartimento di Cardiologia diretto dal Prof. Peter J. Schwartz.

Tra le prime sfide


Dopo la Specialità, prosegue i suoi studi di ricerca sulle cardiopatie aritmogene ereditarie e le basi genetiche della morte improvvisa giovanile, presso la Fondazione S. Maugeri di Pavia con la prof. Silvia Priori. Nel 2005 ottiene sia una borsa post doc della Società Italiana di Cardiologia sia una borsa di perfezionamento del Collegio che le consentono di partire per gli Stati Uniti per continuare la sua ricerca presso l’Università SUNY di Syracuse, NY, e poi nell’Università del Michigan, nel laboratorio diretto dal Prof. J. Jalife. Il progetto di ricerca di cui si occupa in questi anni nasce da una collaborazione con il gruppo pavese e le permette di mantenere un rapporto di lavoro con l’Italia e l’Università di Pavia e di conseguire nel 2006 un Young Investigator Award indetto dall’Upstate New York Cardiac Electrophysiology Society. Un grant per studi post doc dell’American Heart Association subentra alle borse di studio italiane per supportare la ricerca negli anni successivi: nel 2014, arriverà persino un Scientist Development Grant che le consente di avviare una ricerca di cui è Principal Investigator.

Oggi


Oggi infatti Marina lavora come Assistant Professor nell’ambito del Cardiovascular Genetics Program alla New York University School of Medicine. Qui, insieme al suo mentore degli anni pavesi, Prof. Silvia Priori, ha ricreato una clinica di cardiopatie ereditarie simile a quella dove era cresciuta professionalmente in Italia.
Non si è dimenticata dell’importanza della mentorship quando ha accolto in agosto 2012 una laureanda Nuovina in Medicina partita per un tirocinio al St Luke Roosevelt Hospital grazie all’accordo con il Barnard College della Columbia University… la storia continua. E infatti, cinque anni dopo è la volta della prima studentessa del Nuovo che andrà proprio al Langone Medical Center – NYU come volunteer con la sua supervisione!
A tredici anni dal conferimento del premio italiano come Giovane Ricercatore in Cardiologia, è risultata finalista per un Young Investigator Award in Biomedical Science riconosciuto da ISSNAF – Italian Scientists and Scholars in North America Foundation. Nel maggio 2014, mentre a Pavia si svolgevano i preparativi per il XXIX Raduno delle Alumnae, a New York Marina e suo marito, conosciuto negli anni di Syracuse e con cui condivide anche gli interessi scientifici e professionali, si sono allargati… con l’arrivo di una bimba!

Il suo consiglio


Muoversi: “Questo è ancora, in un certo senso, il paese dei pionieri e delle carovane. Le distanze sono enormi, ma tutti sono pronti a disfare casa e partire per seguire un lavoro e ricominciare dall’altra parte del Paese. Quasi nessuno vive nella stessa città per tutta la vita. Un esempio nel mio piccolo: dal 2005 a ora ho vissuto in tre città e lavorato in tre università diverse.
Nel mondo scientifico americano la mobilità è considerata un pregio, almeno finché non si arriva alla maturità professionale. Insomma, questo è un Paese affascinante, ma, come ogni adolescente, pieno di contraddizioni e incongruenze; a volta fa sorridere per la sua ingenuità, a volta dà solo sui nervi. E anche se il destino per ora mi ha fatto perdere il biglietto di ritorno, ricordo a tutti con orgoglio che qui quando si vuole indicare l’eleganza o la superiorità culturale di un posto si sceglie un nome in italiano. (Nuovità n. 23)


Marta Esposito, Matematica / Biologia

Che il Collegio Nuovo mi abbia cambiato la vita, è un dato di fatto: andare via di casa, trovare nuove amicizie, imparare a vivere con persone diverse da me, con un modo di pensare differente dal mio, mi ha insegnato ad aprire porte interiori che nemmeno sapevo di avere. La comunicazione: dire quello che ho dentro, la percezione che l’interlocutore capisca il mio stato d’animo, le mie idee, le mie passioni. Questo è stato l’input per voler fare di più, andare oltre lo studio e la mia quotidiana vita lavorativa. (Nuovità, n. 26)

Madre polacca, papà italiano, Marta parla fluentemente le due lingue quando arriva al Collegio Nuovo, con il suo 100 e lode dal Liceo Scientifico di Ovada, pronta a iscriversi a Matematica. Fra gli appuntamenti che aprono l’anno accademico, c’è l’incontro, condotto dal divulgatore scientifico Marco Cagnotti (docente in Collegio), con il matematico Claudio Bartocci. In apertura della conferenza, che prende spunto dall’uscita dei Racconti matematici curati da Bartocci, si citano le parole di un’Alumna, allora dottoranda in Matematica a Basilea, Viviana Palumberi, che definisce la sua disciplina«l’inglese della scienza, anzi, molto di più; […] è l’unica vera lingua universale dell’umanità: racchiude le diverse psicologie e mentalità dei popoli espresse in un’unica lingua fatta di simboli e passaggi logici.»
Per la bilingue Marta le sollecitazioni più profonde, guardando agli sviluppi futuri, sembrano venire però dall’incontro di due giorni prima, in quella stessa aula (nella foto), con un’Alumna biologa, Natalia Lugli, ospite insieme al prof. CarloAlberto Redi e al Col. Luciano Garofano per una conferenza organizzata con l’Associazione che fa capo al mensile “Socrate al Caffè”, cofondato dal filosofo Salvatore Veca e dal giornalista Sisto Capra, entrambi molto vicini all’attività del Collegio.
Succede infatti che…

Tra le prime sfide


Dopo il primo anno, Marta capisce che, pur comprendendo il linguaggio matematico ed essendo in regola con i requisiti di merito per il Collegio (peraltro le è assegnato un posto gratuito), altra è la lingua che vuole praticare: passa quindi a Scienze Biologiche. Da allora, il talento si coniuga alla passione e il risultato è che, uno dopo l’altro, arrivano riconoscimenti e soddisfazioni sempre maggiori. Prima tappa. lode alla laurea di primo livello, con una tesi su “Caratterizzazione di cellule tumorali propagate a lungo termine in presenza di 3-aminobenzamide”, discussa con la dr. Chiara Mondello, responsabile in quegli anni del progetto finanziato dalla Fondazione Cariplo “Genomica della progressione tumorale in un sistema cellulare modello”. Seconda tappa: arrivano i massimi voti anche per la tesi magistrale nel corso in lingua inglese Molecular Sciences and Genetics: relatrice la prof. Giovanna Riccardi nel cui laboratorio poi Marta si fermerà, una volta vinto, subito dopo la laurea (e prima in classifica!), il Dottorato di ricerca.

Oggi


Dal 2013 Marta è impegnata, sempre a Pavia, nel Dottorato in Genetica, Biologia Molecolare e Cellulare in un progetto di ricerca per identificare nuovi farmaci per il trattamento della tubercolosi. Come dottoranda, vince pure una delle borse di residenzialità del CCR – Centro Comunicazione e Ricerca del Collegio Ghislieri, uno dei quattro Collegi di Merito di Pavia la cui sezione femminile fu aperta nel 1965 dalla Fondatrice del Collegio Nuovo, Sandra Bruni Mattei.
Il 2015 le porta un importante riconoscimento: il primo premio per i risultati raggiunti al 9th Consortium Meeting, More Medicines for Tuberculosis. Un giorno, dello stesso anno, le arriva una mail della prof. Riccardi che la spinge a una nuova avventura. Marta ha scoperto l’interesse e il talento per una nuova lingua: quella degli analfabeti di scienza. E così, partecipa a una competizione di divulgazione scientifica che la porta alla finale di FameLab Italia 2015 a Expo. Una gioia anche per il suo Collegio, che ai temi di comunicazione della scienza, anche con Marco Cagnotti, ha sempre prestato attenzione e cura!
Di comunicazione poi non potrà fare a meno nel momento in cui imbocca la carriera di insegnante. Seguitela qui

Il suo consiglio


Vivere il Collegio con lo spirito del qualcosa in più: “Non sono stati solo anni universitari, ma anche di crescita, amicizia, arricchimento, serenità” (dalla dedica della sua tesi di laurea)


Barbara Casadei, Medicina e Chirurgia

Il mio tempo al Collegio Nuovo portò un senso di chiarezza nei miei obbiettivi, forse il primo apprezzamento del valore di una buona istituzione, l’ottimismo nei confronti del futuro. Su questa esperienza si è basata la mia scelta professionale, la mia passione per l’insegnamento e la ricerca, il mio desiderio di lavorare con altri per lo sviluppo di un progetto comune.

Tra le prime 24 alunne che varcano la soglia del neonato Collegio Nuovo, nel novembre del 1978, a completare la dozzina di matricole in Medicina arriva, da Cervia, Barbara. Ci resterà sino alla laurea, nel 1984, a parte un breve soggiorno a Mainz, grazie al Collegio. Dopodiché, iniziata la specializzazione in Cardiologia con il Prof. Achille Venco, nel 1989 parte per Oxford per perfezionarsi nel Dipartimento di Medicina Cardiovascolare del John Radcliffe Hospital. E’ una delle prime Alumnae a usufruire delle nuove borse di perfezionamento post laurea all’estero del Collegio, istituite in occasione del decennale (1988): avrebbe dovuto fermarsi sei mesi e invece a Oxford è rimasta, bruciando una dopo l’altra le tappe di una carriera tutta in ascesa. Del Collegio alla comunità accademica pavese racconterà: “Ciò che rese il Collegio così speciale per me fu la quotidianità del rapporto con persone di provenienza, interessi ed aspirazioni diverse dalle mie. Competizione ed insicurezza, che sono sentimenti tanto comuni a quell’età, erano temperate dalla calma quotidianità dei nostri pasti in comune e dalla tollerante e ironica attitudine di Paola Bernardi, la nostra Rettrice. Per me, che son figlia unica, la vita collegiale ebbe un tale impatto, che probabilmente non é un caso che mi sia trovata così a mio agio in Oxford (città universitaria con 36 collegi), dove questo tipo di esistenza può continuare fino al pensionamento ed oltre!”

Tra le prime sfide


Ospite d’onore dell’Università di Pavia per la Giornata del Laureato del 1995, nel suo discorso di fronte alla gremita platea della comunità accademica, Barbara non dimentica la specificità delle sfide professionali come donna. Lo può ben fare perché l’anno prima non solo ha messo al mondo la primogenita, ma vince il Young Research Worker Prize della British Cardiac Society. E, nel 1998, nel suo discorso per il Ventennale del Collegio, come Presidente delle Alumnae, è ben cosciente del potenziale trasformativo femminile: “E’ importante che le donne mirino in alto non solo per soddisfare ambizioni personali, ma anche e soprattutto per contribuire a fare dell’industria e del mondo accademico un ambiente anche a misura di donna” (Nuovità, n. 9).

Oggi


Dal 2006 Barbara è la prima e unica Full Professor (donna) in Medicina Cardiovascolare dell’Università di Oxford. Un primato che è una conquista personale, ma anche un simbolo per molte donne e per un’istituzione come il Collegio Nuovo. Una istituzione a cui Barbara, come moltissime Alumnae, è sempre rimasta molto vicina, con il suo supporto, anche come “ambasciatrice”, e la sua disponibilità. Nel 2013, una Nuovina specializzanda in Cardiologia potrà lavorare al suo fianco per uno stage…. Il primato continua se si pensa che è stata nominata, unica donna, British Heart Foundation Professor nel Regno Unito, un riconoscimento che consente a tante giovani leve di formarsi con lei a Oxford! Per non parlare del fatto che è stata eletta Presidente (prima donna), della European Society of Cardiology.

Il suo consiglio


Barbara non ama dare consigli, ma chi l’ha ascoltata in diverse occasioni, come quella della Giornata del Laureato, qualche spunto lo può prendere da racconti come questo: “Arrivai quindi a Pavia con la mia ‘medaglia’ di prima della classe, convinta di essere ‘speciale’. Il primo passo verso un ridimensionamento e una vita adulta per me risale proprio al momento prima dell’esame di ammissione, quando, chiacchierando con le altre concorrenti, mi resi conto di essere, in quel contesto, appena nella media, non certo fra le più brillanti. Questa presa di coscienza fu fondamentale per il mio sviluppo accademico e influenzò il resto delle mie scelte professionali. –  Il valore di un’istituzione è in chi ne fa parte; la consuetudine ad ascoltare e la stima per il talento di tante compagne hanno dato inizio in quegli anni a un lungo percorso verso l’apertura e l’allontanamento da ciò che si presenta angusto o troppo comodo fino alla realizzazione di una scelta: vivere, magari come un pesce piccolo, ma nell’oceano, collegialmente”.


Viola Cappelletti, Ingegneria edile - Architettura

Il futuro? Fantasia, Entusiasmo, Fiducia. L’Università dà gli strumenti, forma la mente. Se poi si ha anche la fortuna di poter usufruire di un appoggio ulteriore, quale il Collegio… la chiave di tutto è comprendere che la formazione continua, oggi più che mai, è l’unica cosa che può fare di noi dei buoni professionisti, coscienziosi e preparati.

Nell’anno del completamento del cablaggio di tutto il Collegio, dalle camere agli spazi comuni (2000), Viola arriva da Bolzano per iscriversi al neonato corso di Ingegneria Edile/Architettura. Nello stesso anno il Collegio inizia anche a promuovere gli insegnamenti accreditati dall’Università: il primo sarà in Comunicazione Digitale e Multimediale. Scopriremo che il tema non sarà del tutto estraneo a Viola…

Tra le prime sfide


Si laurea con lode in corso, con una tesi in Urbanistica sui temi della sostenibilità (relatore prof. Augusto Mercandino). Tre anni dopo: “Negli anni in cui sono stata studentessa non sono mai stati organizzati eventi che interessassero il mio settore disciplinare, quello dell’Ingegneria Edile e dell’Architettura, pur essendoci stati in passato illustri ospiti come Gae Aulenti e Mario Botta. E così, mossa da quei ricordi, ho avvertito la sensazione che accompagna il nascere di un progetto”. Propone un ciclo di lezioni sulla sostenibilità in architettura, in collaborazione con l’ex Dipartimento di Ingegneria Edile Architettura: un ciclo che costituirà la premessa per l’istituzione successiva, in Collegio, di un insegnamento accreditato dallo stesso Dipartimento. Nel 2010, conscia che la formazione continua è elemento chiave di sviluppo, segue un corso di aggiornamento per certificatore energetico e per questo riceve anche un riconoscimento dall’Associazione Alumnae. L’anno successivo, un’altra sfida: gira il primo Lip dub per rappresentare la città di Pavia. Un evento social, patrocinato dal Comune, che nel 2011 era ancora pioneristico.

Oggi


La sua carriera è caratterizzata dall’essere poliedrica:  serietà e professionalità contraddistinguono la sua attività di ingegnere e architetto, nel campo dell’urbanistica e della certificazione, diagnosi e progettazione energetica, dove ha conseguito anche l’abilitazione come Termografo di II Livello. Oggi è istruttore tecnico di un Comune del pavese (seguitela nei prossimi passi qui) La sua creatività la spinge anche in altri campi, fotografia, video  e comunicazione. Ha esposto in numerose mostre personali e collettive, con immagini sia di paesaggi ed architetture, sia con progetti più “artistici”. Come regista ha vinto il concorso “Sfida Tisanoreica” indetto da MyVisto e creando il video virale “I Pavesi’s Karma” parodia del celebre brano sanremese.

Il suo consiglio


“La chiave per risolvere le piccole grandi difficoltà della vita, di qualsiasi natura esse siano, sta tutta qui: nella capacità di non annoiarsi mai, nella voglia di mettersi sempre almeno un po’ in discussione, nel capire anche a posteriori dove si sbaglia, dove si può fare meglio e dove, perché no?, si può anche immaginare di cambiare tutto”. (Nuovità, n.23)


Alessandra Camerini, Giurisprudenza / Ingegneria

Ho sempre letto gli articoli di “Nuovità” con un sorriso: un misto di orgoglio per i successi delle mie amiche, di nostalgia per il “tempo andato che non ritornerà”, di consapevolezza del fatto che quello che eravamo a vent’anni, la nostra ironia, la nostra fantasia, il nostro entusiasmo, in fondo, ci rimangono sempre dentro. (Nuovità, n. 17, 2006)

L’anno in cui Alessandra, da Bergamo, arriva al Collegio Nuovo iscrivendosi a Giurisprudenza è segnato da una piccola novità per la Rivista del Collegio che ha compiuto il suo primo lustro: alla rubrica “Esperienze di studio all’estero” si aggiungono “Esperienze di lavoro” ed “Esperienze di vita”. A inaugurare la prima è una testimonianza sulla vita in azienda, firmata dalla HR Manager Cristina Crepaldi. Mentre Alessandra fa i suoi primi esami di Legge, in Collegio arriva ospite, per un incontro aperto anche al pubblico, la prima donna entrata nel Consiglio Superiore della Magistratura e anche Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati: Elena Paciotti. Alessandra matricola, si trova tra esempi aziendali e conquiste professionali, non comuni, di donne: un segno per il suo futuro.

Tra le prime sfide


Il secondo anno inizia con una importante novità per lei: il passaggio, non comune e non facile, a un’altra Facoltà. Alessandra, che nel frattempo frequenta in Collegio linguiste, scienziate e ingegnere, sceglie di studiare Ingegneria Elettrica. I suoi primi pensieri, quando si imbatterà in discussi articoli usciti sul “Financial Times” (Naked ambition) sono per il Collegio, la cui rivista diventa per lei l’agorà per rilanciare temi sulle difficoltà delle donne ad affermarsi professionalmente, unendo tutte le sfide dettate anche dalle “esperienze di vita”.
Dopo la laurea, la prima esperienza di lavoro è di un anno con Allianz come Energy Manager. Passa poi, come direbbe a sua nonna, a “fare shopping” per conto di Pirelli Real Estate. Detto in “aziendalese”, si occupa della «massimizzazione della redditività del patrimonio immobiliare, di accrescimento del valore della proprietà e di supporto tecnico nell’acquisizione e dismissione degli immobili» (Nuovità, nr. 17, 2006).

Oggi


Dopo tre anni come Direttore Acquisti per BNP Paribas Real Estate, Alessandra passa al Gruppo Deutsche Bank dove viene nominata Vice Presidente e capo dell’Italian Real Estate Sourcing: comincia a costruire una famiglia, sposandosi e mettendo al mondo il primo dei due figli. Proprio mentre arriva il primogenito, per lei giunge un ulteriore ruolo di responsabilità come Regional Head of Strategic Sourcing in Continental Europe. Dopo la posizione di  Global Procurement Head del Cash management e dei branches services in tutte le Countries Retail del Gruppo Deutsche Bank, una svolta che la porta a lavorare per Fondazione Telethon. (seguitela nei prossimi passi qui).

Il suo consiglio


Umiltà: «Non è inconsapevolezza del proprio valore, non è debolezza; è al contrario un punto di forza che ci fa percepire gli altri come fonte di apprendimento, di appoggio, di trampolino di lancio e ci fa percepire dagli altri come donne capaci, preparate, affidabili, su cui investire perché pronte a crescere sempre più. Sta qui, a parer mio, la differenza tra chi fa carriera e arriva, ma sola, e chi la può fare, guardando sempre oltre, circondata, come ai tempi del Collegio, da persone che la apprezzano, la sostengono e che sorridono dei suoi successi. A ognuno la sua scelta» (Nuovità, n. 17, 2006).