"IL NUOVO TI APRE AL MONDO"
DALLA BRETAGNA, CON IL QUARTO STATO DELLA MATERIA
(L’articolo completo sul prossimo Nuovità – intanto Matilde è tra le allieve del corso di francese a.a. 25-26!)
Quest’estate ho partecipato a una summer school sul plasma a Roscoff, una piccola cittadina bretone affacciata sull’oceano. L’iniziativa è stata promossa dalla Sorbona di Parigi e dall’Università di Pisa. Per cinque giorni abbiamo seguito conferenze tenute da professori francesi e italiani, svolgendo anche attività pratiche in laboratorio, ospitate presso la stazione biologica di Roscoff.
Eravamo ventisei studenti di Fisica provenienti da tutto il mondo, anche se in maggioranza italiani — per la precisione, pisani. C’erano però anche ragazze e ragazzi provenienti dalla Francia, dalla Romania, da Cipro, dal Portogallo, dalla Turchia, e persino dal Madagascar e dall’India. Quasi tutti frequentavamo l’ultimo anno della triennale, anche se alcuni erano ancora al secondo.
Devo anche ammettere che, oltre a seguire conferenze e studiare le leggi che governano il plasma, ci siamo anche divertiti a esplorare Roscoff e a visitare in battello la vicina Île de Batz. Ho anche imparato un po’ di francese, costringendo i miei compagni a dirmi la traduzione in francese di ogni cosa che vedevo. Posso dire di aver appreso molto sul plasma, ma anche che in francese “pipistrello” si traduce con chauve-souris, che letteralmente significa “topo calvo”.
Matilde Sofia Del Canto (Fisica, matr. 2022)
"IL NUOVO TI APRE AL MONDO"
MY EXPERIENCES AT COLLEGIO NUOVO
It’s been almost a month since I returned to Japan. Spending time in Tokyo, it feels as though that year I spent there was just a dream. But sometimes, in unexpected moments of my daily life, I feel a sense of discomfort, or I find something that used to seem ordinary to be amusing. In those moments, I realize: «The one year I spent in Pavia, 15 hours away by plane from here, was not an illusion but something that is deeply rooted within me».
I chose Italy as my study abroad destination without a solid reason. It was something perhaps unforgivable for someone planning to spend a year abroad, but I had absolutely no reason to choose Pavia. Therefore, explaining why I chose Italy for my study abroad was difficult. If I had to say something, it would be that the word “Italy” simply had a very attractive ring. It might be influenced by things like “Italian cuisine, culture and people” that I had encountered since childhood. That’s why the time I spent thinking about living in Italy was a time that filled me with excitement, even though I couldn’t actually imagine the specifics of daily life there. However, I couldn’t just think about spending one year in Italy.
After arriving in Pavia and starting life at Collegio Nuovo, I spent the first six months adjusting to the new experiences, such as dormitory life, interacting with friends, and talking Italian with the staff. Later, I had the opportunity to teach Japanese language classes to students unfamiliar with the language and culture, which helped me reflect on Japan. With the support of students and friends, I was able to make the lessons engaging and adaptive. The lessons were made possible not only with the support of friends who helped me check the materials and gave suggestions during preparation for all ten lessons, but also with the help of students who attended every class and friends who shared what they wanted to do in the next lesson.
At Pavia University, I interacted with international students and took an impactful course on “Economics and Migrations”. This course prompted me to reflect on my own experience as an immigrant and influenced my thesis topic. In addition to studying, I travelled extensively within Italy and beyond, gaining a deeper appreciation for the country’s diverse history and culture.
Looking back on my study abroad experience, I strongly believe that studying abroad changes a person. There are two major changes that I particularly feel. The first is a change in my personality. While in Italy, I became much more honest with myself, especially with my emotions and thoughts. When I was in Japan, I didn’t often express my opinions directly. When I had something to say, I would often soften my words instead of saying them outright. Especially when it came to declining someone’s suggestion or proposing something different from their opinion, it was very difficult for me. This may be similar to a common stereotype of Japanese people. However, in Italy, it was more important to communicate your feelings and opinions to others. I realized that adjusting to others when you actually don’t want to or not asserting your own opinion could hurt the other person. That’s why I started thinking, «How do I feel right now? What do I want to do?» and now I can confidently say that I really like the way I behave.
The second change is in my academic interests. After studying abroad, I became interested in making foreign immigrants in Japan the theme of my graduation thesis. This stemmed from my intense experiences as a foreigner in Italy and the classes I took at Pavia University. I experienced countless challenges, from struggling at the station because I didn’t understand Italian to making mistakes at restaurants and feeling lost in conversations. Additionally, I painfully realized the complexities of applying for a residence permit due to not holding Italian citizenship. This made me realize that similar situations were happening around me as well. Seeing the students at Collegio Nuovo also sparked my interest in pursuing graduate studies. In Japan, the percentage of students in the social sciences who go on to graduate school is relatively low. However, I’ve come to appreciate the joy and the allure of pursuing academic excellence.
Finally, I want to cherish the “changed me” who I became through my experiences in Italy. This means having the ability to relativize what is taken for granted in Japan. Life can be stifling if you live by just one set of norms. I want to live a life enriched by various norms I’ve picked up in different places. And in the future, I hope to live abroad again. Because the first year of my life living outside Japan was so fun and so invaluable. I’d like to express my gratitude to the Rettrice Bernardi of Collegio Nuovo for providing such a wonderful College, to Saskia and everyone who supported my study abroad experience, and most of all, to the friends with whom I shared meals every day — thanks to all of you, I had a truly enjoyable time.
Momoko Shibuya (Visiting student Ochanomizu University, a.a. 2023-24)
LA VOCE DELLE CAPITANE SPORTIVE
Il Torneo sportivo Intercollegiale è, ogni anno, uno degli appuntamenti più attesi dalla comunità collegiale pavese. Non si tratta soltanto di una competizione sportiva: è un evento che ci impegna e ci appassiona per mesi, un’occasione per coltivare le nostre passioni o, per chi parte da zero, per scoprirne di nuove. Ma ciò che rende davvero speciale il Torneo non sono solo le partite, bensì il tifo che le accompagna. Sentire i cori, vedere il nostro Collegio schierato a sostenere le squadre, percepire la carica che arriva dagli spalti è qualcosa di difficile da descrivere a parole. È il momento in cui ci si sente parte di qualcosa di più grande, uniti da uno stesso obiettivo.
Per noi del Collegio Nuovo, il torneo di quest’anno è stata una sorpresa che ha superato ogni aspettativa. Il secondo posto generale delle nostre ragazze è stato il premio più grande, soprattutto dopo un anno tutt’altro che semplice. I risultati parlano chiaro: primo posto in atletica, secondo posto in basket e pallavolo, terzo posto in dragon boat e basket 3×3, quarto posto in beach volley e calcio. Siamo salite sul podio in quasi tutte le discipline, portando a casa ben 7 coppe: un risultato che ci riempie di orgoglio e che testimonia il lavoro e la determinazione di tutte le squadre.
Per noi capitane, è stato un anno di impegno, emozioni e soddisfazioni: l’orgoglio per la squadra e la gratitudine per il tifo non sono mai venuti meno. La voglia di combattere per il “coppone” è stata la nostra costante motivazione e, anche se quest’anno l’abbiamo perso per un soffio, questo ci dà ancora più carica per il futuro.
Di seguito, le voci delle nostre Capitane per raccontare da vicino l’esperienza di ogni disciplina:

Sono molto soddisfatta del nostro risultato a Dragonboat quest’anno, il terzo posto è sicuramente meritato, ma sono sicura che possiamo sempre migliorare! Personalmente, non solo da capitana, è lo sport che mi sta più a cuore. Come sappiamo, il Dragonboat è uno sport di coesione non solo tra Nuovine ma include i collegiali Fraccarotti, con i quali abbiamo creato un solido legame quest’anno, tra allenamenti e pizzate di gruppo. Lo sport è anche rete relazionale! – Desirée Vitalini, Capitana di Dragonboat
Era da anni che non riuscivamo a superare i quarti di finale, invece, quest’anno, grazie soprattutto a dei super allenatori, siamo partite dai fondamentali fino ad arrivare a eseguire degli elaborati schemi di gioco. Quello che mi rende più soddisfatta è che siamo diventate una squadra molto unita e affiatata e che siamo cresciute tutte insieme, senza lasciare nessuna indietro. Abbiamo affrontato tutte le partite con grinta ed entusiasmo, grazie soprattutto alla carica dataci dalla nostra tifoseria. Non potevo chiedere di meglio che concludere la mia “carriera” cestistica nell’Intercollegiale con un secondo posto nel torneo di basket e un terzo posto in quello di basket 3×3. Ora passo la fascia a Ilaria Maccioni che sono sicura saprà guidare la squadra e farla crescere ancora! – Sofia Fini, Capitana di Basket
“Diventare Capitano d’atletica della squadra di quest’anno è stata una sorpresa per me. Era una certa responsabilità visto anche le belle prestazioni sportive in basket e in pallavolo; tuttavia, con il supporto delle mie compagne di squadra e di Collegio l’onere è diventato entusiasmo e voglia di vincere. La sorpresa più grande è stata vedere ragazze provenienti da sport più disparati mettersi in gioco e provare a concorrere nelle varie discipline dell’atletica, anche se per un giorno solo. Maggio è un periodo impegnativo sia a livello sportivo che collegiale quindi, tra infortuni e impegni di varia natura, siamo passate dalla paura di non riuscire a trovare abbastanza componenti della squadra all’alzare la coppa sul punto più alto del podio, dimostrando che il lavoro di squadra vale molto di più di tanti primi posti individuali e personalmente penso che questo riassuma alla perfezione lo spirito collegiale. – Silvia Malinverno, Capitana di Atletica
Quest’ultimo Torneo Intercollegiale ci ha regalato emozioni indescrivibili: molti sono stati gli attimi di adrenalina pura, quando abbiamo raggiunto i traguardi per cui tanto avevamo lavorato. Quest’anno nella nostra squadra di calcio c’è stata una grande crescita, non solo a livello tecnico, ma soprattutto a livello di intesa, di complicità. Il passo più importante lo abbiamo fatto quando abbiamo capito che solo divertendoci e credendoci fino in fondo avremmo raggiunto i nostri obiettivi. Ognuna di noi ha messo tutta sé stessa, sia negli allenamenti che in partita! Quando la squadra diventa come una seconda famiglia, allora sai di non poter chiedere nulla di più.
Quest’anno per me è stata una grande sfida: era la prima volta in assoluto che indossavo la fascia da Capitano. All’inizio non è stato facile, sentivo molto la responsabilità di far bene, non solo per me, e la paura spesso non mi permetteva di dare il massimo. Ma in questo la squadra mi è stata preziosa e di grande supporto, aiutandomi a credere non solo nel gruppo, ma anche in me stessa. Sono state partite sfiancanti, sia fisicamente (numerosi lividi lo testimoniano), sia mentalmente, poiché le ultime tre partite si sono concluse ai calci di rigore, dove la tensione era davvero alle stelle. Purtroppo, nella semifinale e finale la fortuna non è stata dalla nostra parte, lasciandoci un po’ l’amaro in bocca per la medaglia di legno, ma nonostante questo abbiamo fatto vedere in campo che siamo una vera squadra, con un grande potenziale, che speriamo di far crescere sempre più negli anni a venire. Penso che in noi rimarrà sempre impresso il momento in cui abbiamo segnato il rigore vincente ai quarti di finale contro il nostro storico rivale, il Collegio Castiglioni, assicurandoci il passaggio alla semifinale. La corsa verso le compagne, gli abbracci, i cori della nostra tifoseria che ha invaso il campo per raggiungerci e festeggiare con noi: è stata un’emozione che non dimenticherò mai, e che mi spinge a continuare questo percorso con tanta passione! – Valentina Cantoni, Capitana di calcio
Arianna Albertini (Studi dell’Africa e dell’Asia, matr. 2023)
"IL NUOVO TI APRE AL MONDO"
A NEW YORK PER LA LEADERSHIP SUMMER SCHOOL, GRAZIE A EUCA
Un viaggio a New York non era tra i miei piani per il 2025, non rientrava nei miei sogni immediati né nei progetti concreti, essendo all’ultimo anno di Università e prossima a laurearmi. Eppure, quando ho saputo della possibilità di partecipare a una Summer School proprio nella Grande Mela, non ci ho pensato due volte: ho inviato subito la mia candidatura. La Summer School era organizzata da EucA (European University College Association), in collaborazione con la CCUM (Conferenza dei Collegi Universitari di Merito). Non avevo ancora preso parte a nessun evento organizzato da EucA, ma da tempo seguivo con interesse le loro attività, sempre all’insegna dell’innovazione, dello sviluppo personale e della formazione internazionale. Essendo al mio ultimo anno in Collegio, questa rappresentava l’ultima occasione per partecipare a una loro iniziativa. Oggi posso dire con certezza che è stata una delle decisioni migliori che potessi prendere.
Ricordo perfettamente l’emozione, e l’incredulità, nel momento in cui ho scoperto di essere stata selezionata dal Collegio: un insieme di felicità, gratitudine e impazienza per ciò che mi aspettava. Per una settimana, mi sono immersa completamente nell’energia vibrante di New York. E quando dico “completamente”, lo intendo alla lettera: ho dormito poche ore a notte pur di esplorare ogni angolo possibile della città in quel tempo limitato a disposizione, e non me ne sono pentita.
La Summer School era incentrata sul tema della leadership e dell’intelligenza emotiva, con lezioni tenute da docenti della CUNY (City University of New York). Inoltre, all’inizio della settimana, a ogni gruppo è stato assegnato un progetto incentrato sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) e sullo storytelling. Ogni gruppo aveva un linguaggio espressivo diverso per raccontare la propria tematica: c’era chi realizzava video, chi podcast, chi articoli, chi utilizzava le immagini per veicolare il messaggio collegato ai diversi SDG. Il mio team ha lavorato sull’SDG 16: “Pace, giustizia e istituzioni solide”. Un modo stimolante e creativo per riflettere su tematiche globali, che ha acquisito ancora più significato grazie alla visita alla sede delle Nazioni Unite il secondo giorno. Non avrei mai immaginato che un giorno mi sarei trovata alla sede degli headquarters dell’ONU. Anche se il contesto internazionale non è direttamente legato al mio percorso di studi, è stato affascinante immergersi in un ambiente così simbolico, dove si discute concretamente del futuro del mondo. Ho imparato cose nuove, mi sono posta domande e ho aperto una finestra su tematiche che spesso restano lontane dalla mia quotidianità.
Durante la settimana, abbiamo anche organizzato un aperitivo con alcuni ex collegiali ora residenti a New York, tra cui tre Alumnae (Maira Di Tano, Martina Sampò e Clelia Zattoni). È stato davvero incoraggiante ascoltare le loro storie e i percorsi che hanno affrontato per arrivare a lavorare nella città. Il confronto con loro ci ha lasciato spunti preziosi, consigli sinceri e una grande motivazione. Mi hanno trasmesso una grande voglia di fare e di non fermarmi davanti agli ostacoli, senza rinunciare ai propri sogni e aspirazioni. È stato un vero momento di networking, ma anche di ispirazione.
Il gruppo di studenti partecipanti alla Summer School era molto vario per provenienza geografica, studi e background. C’erano studenti di Medicina, Giurisprudenza, Scienze politiche e molto altro, arrivati da ogni angolo dell’Italia. Ci siamo raccontati le nostre esperienze nei vari Collegi, così simili eppure così diverse. E se all’inizio della settimana ci guardavamo con curiosità per via del fatto che eravamo insieme da poche ore, alla fine siamo tornati a casa con nuove amicizie e un bagaglio arricchito non solo da ciò che abbiamo imparato, ma anche da chi abbiamo incontrato.
Giulia Pompilio (Chimica, matr. 2020)
MAYO CLINIC, RICERCA IN PRONTO SOCCORSO (GRAZIE ANCHE ALLA FONDAZIONE ZEGNA)
Quando mi è stata offerta la possibilità di fare ricerca nell’ospedale considerato tra i migliori al mondo, sotto la supervisione della Dott. Fernanda Bellolio, di cui avevo letto numerosi articoli durante la stesura della mia tesi di laurea, non riuscivo a crederci. Così, a gennaio, carica di entusiasmo e adrenalina, ho preso un volo per il Minnesota, diretta alla Mayo Clinic di Rochester, ignara di quanto quei sei mesi mi avrebbero profondamente arricchita.
All’arrivo, i -30°C della città sono stati subito compensati dal calore umano della mia tutor e del team di ricerca, che mi hanno accolta facendomi sentire a casa fin dal primo giorno. Rochester è una cittadina relativamente piccola, ma interamente permeata dalla presenza della Mayo Clinic, che si articola in diversi poli: dal St. Mary’s Campus, sede dell’Emergency Room, ai Gonda e Mayo Buildings, che ospitano ambulatori specialistici e si trasformano in un vero e proprio museo, con opere di Andy Warhol, Miró e altri artisti disseminate tra i corridoi e i vari piani dell’edificio.
Durante il mio periodo alla Mayo Clinic, ho avuto l’opportunità di partecipare attivamente alla ricerca in Pronto Soccorso, concentrandomi sulle emergenze neurologiche, un ambito che mi appassiona da sempre, e in particolare sul delirium. Affiancata da esperti del settore, ho potuto ampliare le mie competenze in statistica e approfondire la metodologia della ricerca, dall’ideazione di uno studio alla stesura e sottomissione di un articolo scientifico. Ho vissuto l’emozione di presentare il mio primo poster e di tenere due presentazioni in conferenze scientifiche, culminate con una sorpresa inaspettata: il conferimento dell’AGEM (Academy of Geriatric Emergency Medicine) Annual Research Award come “Best Researcher Abstract Award”, durante il congresso SAEM tenutosi a Philadelphia.
Oltre alla ricerca, ho potuto osservare da vicino la realtà della medicina d’emergenza-urgenza americana, partecipando a turni in affiancamento in Pronto Soccorso e vivendo l’adrenalina di un’uscita in auto medica con il 911, a sirene spiegate. Parallelamente è stato stimolante partecipare alle varie conferenze e lezioni, sia in ambito di emergenza-urgenza che di neurologia che venivano organizzate quasi ogni giorno sui temi più vari. Ogni incontro era un’occasione preziosa per approfondire tematiche cliniche, confrontarsi con esperti internazionali e generare nuove idee di ricerca. Un ambiente stimolante, dove la formazione continua è parte integrante della cultura professionale.
Torno da questa esperienza con un bagaglio ricchissimo di conoscenze, competenze e relazioni: un team straordinario con cui collaboro ancora oggi a distanza, e tanti nuovi amici provenienti da ogni angolo del mondo, da cui ho imparato moltissimo. Tutto questo è stato possibile grazie al Collegio Nuovo, alla Fondazione Zegna a ai Dr. Fernanda Bellolio e Jonathan Edlow, che hanno reso realtà un’esperienza indimenticabile e che, senza dubbio, segnerà il mio futuro professionale.
Manuela Bartolacci (Medicina e Chirurgia, matr. 2018)
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Diplomatica di carriera con quasi 40 anni di esperienza, Mariangela Zappia è la prima donna in Italia a ricoprire la carica di Ambasciatrice d’Italia negli Stati Uniti d’America: un primato stabilito anche nei suoi precedenti incarichi di Rappresentante Permanente alle Nazioni Unite a New York e al Consiglio Atlantico (NATO) a Bruxelles. È stata la prima donna a rivestire il ruolo di Consigliere Diplomatico del Presidente del Consiglio dei Ministri e Sherpa G7/G20.
13 maggio 2023 - BLSD Corso di primo soccorso per non sanitari
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