Ascoltando Jasmine, voce da Gaza al Collegio Nuovo
L’incontro con lo scrittore Premio Andersen Francesco D’Adamo ha sollevato più di una riflessione nel pubblico.
Uno dei punti più discussi è stato il ruolo dei giovani. È giusto coinvolgerli? Alcuni “adulti” temono che esporli a certe realtà possa generare disagio. Ma viene spontaneo chiedersi: quale disagio è più grave? Quello di conoscere, o quello di restare nell’ignoranza e nell’indifferenza totale mentre accadono tragedie reali? E soprattutto: che cosa perdiamo, come individui e come società, quando scegliamo di non vedere? Forse non è il disagio il vero pericolo, ma l’assuefazione. La progressiva perdita di umanità.
Durante l’incontro è emersa con forza la necessità di sensibilizzare le nuove generazioni. Non si tratta di scioccare gratuitamente, ma di educare alla consapevolezza, all’empatia, al senso critico, e soprattutto all’umanità, perché è proprio questa che rischia di sgretolarsi quando il dolore degli altri diventa lontano, quasi irreale. Perché quando si parla in particolare di bambini colpiti dalla violenza, non si parla di numeri: si parla di vite interrotte, di infanzie negate, di possibilità che non esisteranno mai.
Il parallelismo con eventi storici passati è stato evocato per ricordare quanto la storia possa ripetersi quando si smette di guardare, di interrogarsi, di reagire. La memoria storica dovrebbe insegnarci che il silenzio e l’indifferenza non sono mai neutrali, ma diventano terreno fertile per le tragedie.
Questa conferenza non è stata solo un momento di ascolto, ma una chiamata alla responsabilità. Anche, e forse soprattutto, per noi giovani: capire, informarci, e non distogliere mai lo sguardo. Perché restare umani è una scelta. La più necessaria.
Shirine Mouneimne, Odontoiatria
Francesco D’Adamo ha saputo raccogliere l’immensità della tragedia umana in un romanzo scomodo, coraggioso e quanto mai necessario. Gabriele, come molti altri ragazzi hikikomori, sceglie di rinchiudersi tra le quattro pareti della sua stanza a Milano, dove nulla lo tange e il suo panico si consuma tacitamente nell’isolamento. Jasmine invece vorrebbe volare verso la normalità, uscire dalla sua tenda e lasciarsi alle spalle le bombe e i droni, ma i confini della Palestina sono militarizzati e il Paese è «una trappola per topi».
All’inizio della loro corrispondenza Gabriele non vuole sentir parlare di guerra, perché la guerra ce l’ha dentro: da essa viene logorato quotidianamente e in essa si rifugia, preferendo il buio di camera sua alla pericolosa luce del sole che mostra tutta la sua inadeguatezza. Quando Jasmine entra nella vita di Gabriele, con uno spiraglio del suo mare, non lo giudica, ma cerca di comprenderlo. Lei ogni giorno vede davanti a sé lo sterminio del suo popolo e quello che la spaventa di più è proprio la solitudine così desiderata da Gabriele. Il suo slancio vitale-sociale è disperato e drammatico, ma a pensarci bene non differisce troppo da quello di molti suoi coetanei occidentali alla ricerca di un posto nel mondo e di un senso di appartenenza.
La delicatezza di D’Adamo consiste nel porsi come medium tra quelli che egli stesso definisce gli «adulti che hanno provvisoriamente tredici o quattordici anni» e gli orrori della guerra. Accanto alla chiara denuncia del genocidio, infatti, spicca un approccio con i lettori più giovani che è una ventata d’aria fresca: i ragazzi, contrariamente a quanto si dice, non sono disinteressati né faticano a comprendere, eppure nessuno parla con loro senza censurare o edulcorare la nostra cruenta quotidianità. Li si proietta quindi in un mondo che resta sanguinario e ci si aspetta che non facciano domande una volta cresciuti. Di Volevo avere le ali colpisce la semplicità dei due protagonisti, che cristallizzano con le loro storie i drammi di tanti altri adolescenti, ma allo stesso tempo il lettore – giovane o meno – è turbato dalla schiettezza della narrazione della guerra, che si basa interamente sui reportage bellici. Nel romanzo gli ultimi acquistano un nome: il disagio giovanile e umano vive in Gabriele, mentre quella di Jasmine è la storia di una vita invisibile che si nasconde dietro ai resoconti numerici del telegiornale che entrano nei capitoli dei libri di storia. Il fine ultimo della scelta narrativa è proprio evitare, con i meccanismi di una censura che vediamo già in atto, che cada un oblio di orwelliana memoria sulle scelleratezze umane.
Nell’ultimo anno a Gaza sono morti 75.200 palestinesi. Chissà quante Jasmine c’erano tra loro.
Marzia Anzalone, Lettere
Partita la prima edizione del Workshop LIS - Lingua dei Segni italiana
Abbiamo seguito la prima lezione di LIS, esperienza estremamente formativa e stimolante per me e le mie compagne. Sin dal primo approccio, abbiamo compreso che la Lingua dei Segni Italiana non è un semplice codice di gesti, ma una vera lingua con una struttura grammaticale complessa e affascinante.
È stato particolarmente interessante scoprire l’importanza della componente non manuale: la mimica facciale e la postura del corpo non sono solo contorno, ma elementi essenziali del significato.
Usciamo già da questo primo incontro con una consapevolezza nuova sull’abbattimento delle barriere comunicative e sulla ricchezza della cultura sorda.
Doralice Puccia, Medicina e Chirurgia
EMILIO GABBA LECTURE
«Soyez justes pour être puissants, soyez justes pour etre libres, soyez justes pour etre heureux». Emilio Gabba è stato un vero sovrano, degli studi, dei rapporti accademici e umani, proprio applicando questo principio. È stato giusto, perciò è stato potente, perciò è stato libero, e ci consola pensare che sia stato felice
Dario Mantovani, “Athenaeum”, n. 101 /2013
V edizione – 2026
UNA RAGAZZA DECOLLATA: IL CASO DI MEDUSA FRA ANTICHITÀ E ASSOLUTA CONTEMPORANEITÀ
SILVIA ROMANI Università Milano La Statale
IV edizione – 2025
I GIURISTI DI ROMA PARLANO AL PRESENTE
DIALOGHI SULL’ATTUALITÀ DELLA STORIA
A partire dal libro La letteratura invisibile. I giuristi scrittori di Roma antica di Dario Mantovani (Collège de France, Università di Pavia e Accademia dei Lincei)
Partecipano, con l’Autore
MARGHERITA MARVULLI “Corriere della Sera”
ALESSANDRO MARANESI e NICOLA RIZZO Università di Pavia
ALDO TRAVI Accademia dei Lincei

III edizione – 2024
CANCEL CULTURE. IL CASO DEI CLASSICI
Lezione di MARIO LENTANO
Docente di Lingua e Letteratura Latina | Membro del Centro interuniversitario di Antropologia e mondo antico, Università di Siena | Autore di Classici alla gogna. I Romani, il razzismo e la cancel culture Salerno 2022
In conversazione con
GUIDO BOSTICCO Università di Pavia | Comitato Etico Fondazione Umberto Veronesi | Autore di La cancel culture nel discorso geopolitico contemporaneo Edicusano 2023

II edizione – 2023
MALEDIZIONE DI BABELE O DONO DI HERMES?
LA MOLTEPLICITÀ DELLE LINGUE
Lezione di MAURIZIO BETTINI
Filologo e antropologo | Fondatore e Direttore del Centro di Studi “Antropologia del mondo antico” – Università di Siena

I edizione – 2022
LA SENSIBILITÀ ECOLOGICA NEL MONDO ANTICO
Incontro con CINZIA BEARZOT
Docente Ordinaria di Storia greca – Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano | Vicepresidente dell’Istituto Lombardo – Accademia di Scienze e Lettere

"IL NUOVO TI APRE AL MONDO"
“Davvero un piacevole incontro quello con un numeroso e affiatato gruppo di Nuovine di oggi!” ha raccontato l’Alumna Erica Bellinvia, che oggi vive e lavora come biologa all’Università di Praga, città dove un gruppetto di alunne è stato in gita collegiale: “Le ho accompagnate tra orto botanico, istituti universitari, ospedali, chiese gotiche e neogotiche; il tutto tra pioggia e arcobaleni spettacolari.
Mi sono rivista come loro tra esami e decisioni importanti da prendere, quasi alla cieca ma anche con tanta curiosità del mondo. E’ stato bello non sentirsi completamente fuori posto nonostante la generazione che ci separa!”
"IL NUOVO TI APRE AL MONDO"
Le lezioni sono state molto interessanti e stimolanti, dal momento che i Professori richiedevano un’elevata partecipazione da parte degli studenti. Così facendo i corsi risultavano interattivi, incentivando il dibattito tra studenti provenienti da formazioni ed esperienze culturali diverse. Inoltre, i Professori incoraggiavano a parlare davanti all’intera classe in inglese, senza timore, ognuno secondo la propria capacità, permettendoci di esercitare e migliorare la conoscenza della lingua, imparando anche dalle esposizioni dei nostri colleghi.
Caterina Tonolo (Giurisprudenza) a Lisbona
Mentre stavo partecipando al mio primo scavo archeologico in Turchia, mi si è presentata l’occasione della riapertura del Bando Erasmus dell’Università di Pavia e, senza troppe aspettative, ho inviato la mia domanda per la richiesta di un soggiorno di qualche mese presso l’Università Bilkent di Ankara, una delle tante Università con cui UniPV è associata. Sono stata felicissima e quasi colta di sorpresa alla notizia di essere entrata in graduatoria e, dopo aver superato il test linguistico di inglese, di essere stata selezionata per partecipare.
Vittoria Malerba (Antichità classiche e orientali) ad Ankara
Nella primavera del 2022, dopo la laurea, il Collegio Nuovo (la Rettrice) mi mette in contatto con l’Alumna Grazia Bruttocao per una posizione di Tutor per studenti internazionali alla Fondazione Alma Mater Ticinensis di Pavia, di cui Grazia è dirigente. Avevo paura? Sì, ne avevo anche quando ho mandato la mia domanda di ammissione per il Collegio. Ho sempre paura di quello che è nuovo (ironico, vero?), ma per fortuna ho sempre anche avuto un buon intuito su quello che può aiutarmi a migliorare e crescere. Lavorare presso la Fondazione mi ha permesso di scoprire, allenare e mettere alla prova tante nuove capacità, rafforzare il mio inglese ed entrare in contatto con alcune realtà e personalità accademiche americane, come la mia ormai cara amica Brenna Heitzman, Professoressa di francese presso la Tufts University di Boston.
Beatrice Milanesi (Antichità classiche e orientali) per un PhD alla Duke University
Questa esperienza è stata molto più di un semplice periodo all’estero da aggiungere sul CV. Ho imparato nuove tecniche di laboratorio, migliorato il mio inglese, capito meglio il tedesco. Soprattutto, ho imparato ad adattarmi, a trovare il mio posto in un contesto nuovo, a costruire relazioni partendo da zero.
Giulia Pompilio (Chimica) a Gottinga.
"IL NUOVO TI APRE AL MONDO"
Si è tenuta la V edizione del Global Leadership Program riservato a una dozzina di studentesse di Ochanomizu University, tutte, salvo una, in Europa per la prima volta in questa occasione, a Pavia. al Collegio Nuovo,
Dopo l’apertura con la Rettrice Paola Bernardi che ha parlato anche dell’attuale situazione della leadership femminile in Italia in Europa, ci sono state le icebreaking activities curate dalle studentesse dell’Università giapponese, accompagnate da due docenti, Masako Kurawaki e Jie Zhang, e dalle alunne del Nuovo, con il coordinamento dell’Alumna Arianna Albertini.
A parlare di sviluppo di leadership, e a farla esercitare in lezioni interattive per una settimana, è stata Caterina Farao (Università dell’Insubria).
Visite culturali a Milano e Genova sono stati momenti concentrati nel fine settimana, prima del lavoro di preparazione della restituzione finale dell’esperienza.
Giornata intensissima mercoledì, con le visite organizzate dalla Rettrice presso l’ Eucentre, la Fondazione Alma Mater Ticinensis e lo Studio dell’Architetto Luisa Vanzini.
L’Alumna Maria Rota, ricercatrice di Eucentre, ha offerto l’opportunità di riflettere sul ruolo in evoluzione delle donne nelle carriere STEM, sottolineando l’importanza della mobilità accademica internazionale, dell’istruzione basata sul merito e della cooperazione globale nell’affrontare complesse sfide sociali come il rischio sismico.
Al tema dell’eccellenza e della capacità di innovazione è stato dato spazio nell’incontro con da Luisa Vanzini, architetto e imprenditrice del brand sostenibile La LÙsac, che coniuga creatività, design e attenzione all’ambiente.

Fari puntati sulla formazione a Palazzo Vistarino, meravigliosa storica sede della Fondazione Alma Mater Ticinensis diretta dall’Alumna Grazia Bruttocao e impegnata anche nella gestione di programmi per studenti internazionali. Una occasione per mostrare un percorso professionale che parte dal giornalismo e continua nello sviluppo di relazioni istituzionali nel campo della formazione, dai Collegi all’Università.
A concludere l’esperienza le stesse studentesse di Ochanomizu che si sono messe in gioco con le loro presentazioni dal palco dell’aula magna del Collegio: sono sfilati esempi di leader storici, da shogun ad attiviste di primo Novecento come Raichō Hiratsuka, fondatrice della rivista Seitō (Bluestocking) per promuovere i diritti delle donne, sino ai diversi stili di leadership offerti dalle eroine di cartoni animati dello Studio Ghibli. Un esempio di come la cultura sia insieme specchio di una società e faro per la sua innovazione. Slogan ricorrente nella loro visione di leadership futura: remain&change; tradotto: tradizione e innovazione.

"IL NUOVO TI APRE AL MONDO"
ICE BREAKING ACTIVITIES: LA VOCE DELLE NUOVINE (IN PIENA SESSIONE DI ESAMI)
Sabrina: L’incontro è iniziato con una loro presentazione: molto piacevole, non solo per le modalità (un power point e un fascicolo stampato!) ma anche per gli oggetti fisici che ci avevano portato. Una ragazza, ad esempio, con la passione per la scrittura degli ideogrammi, ci ha mostrato il pennino e l’inchiostro con cui faceva le gare di scrittura; Hana, appassionata di tè matcha, ci ha preparato sul momento del tè con dei dolcetti.
L’attività è proseguita con la suddivisione in due squadre miste e con la costruzione di castelli di fogli di carta. Una sola regola: usare fogli di carta e forbici per costruire un castello che fosse più alto di quello dell’altra squadra. Ahimè, la mia squadra è risultata perdente, ma questo non ci ha impedito di farci una foto tutte insieme di fronte alla nostra costruzione!
Elena: Io mi sono aggiunta al secondo giorno della loro permanenza, Oltre a raccontarci di posti da visitare (Izumi, studentessa di geografia, ci ha parlato del Tempio Kinkakuji), abbiamo parlato anche di studio: infatti una delle studentesse studia Matematica al secondo anno come me. Alla fine dell’incontro una delle nostre ospiti ci ha regalato dei fermagli per i capelli creati insieme a sua madre: il mio lo uso ancora adesso come portafortuna.
Sabrina ed Elena: L’ultima sera, infine, abbiamo deciso di ricambiare il favore dell’ice-breaking e di fare un’ultima sorpresa alle nostre ospiti e al loro professore. Ci siamo organizzate: alcune hanno fatto il tiramisù, e Sara ha anche portato il limoncello fatto in casa!
Abbiamo ringraziato le ragazze per le belle giornate passate insieme, sperando che la loro esperienza in Italia sia stata positiva. E dalla loro reazione, abbiamo fatto centro!
Sabrina Bonandin e Elena Ionela Schipor – (Matematica, matr. 2019 e Medicina e Chirurgia, matr.2021)
LA VOCE DELLE STUDENTESSE DI OCHANOMIZU UNIVERSITY
On the first day, students, teachers and staff warmly welcomed us. Through the ice-breaking session, I found what kind of leadership they had and felt their sense of solidarity. They were all working toward a common goal and no one was left behind. In the lectures by prof. Farao, we gained new insights about leadership above all. We also visited three female leaders in Italy. I found that all of them had clear vision, passion, and resilience, which are essential for leaders. I believe this experience will certainly become a life asset. I will apply the experience to the future. Amo il Collegio Nuovo! Lo ringrazio di cuore. – Mayu Honda
When I visited Professor Alessandra Balduini, I was most impressed by the way she manages her laboratory, by the way talks to each person according to their individual characteristics. I had never seen a laboratory in the Department of Mathematics, so I had not really grasped the concept of leadership among researchers until now, but when I saw a large-scale laboratory for the first time, I finally understood that leadership is necessary to unite people with so many different specialties. I have never been involved in full-scale research: I think that in order to make new discoveries and developments, it is necessary to live in an atmosphere where all members feel free to express what they have noticed or come up with. – Nanami Masuda
The students were so kind that they always helped us during our stay. Some of them will come to Japan this summer, so I am looking forward to seeing them . I’m hoping that this program will continue for years. – Moeka Mizobe
"IL NUOVO TI APRE AL MONDO"
DALLA BRETAGNA, CON IL QUARTO STATO DELLA MATERIA
(L’articolo completo dell’esperienza, supportata anche con una borsa di studio del Nuovo, sul prossimo Nuovità – intanto Matilde sarà tra le allieve del corso di francese a.a. 25-26 tenuto dall’Alumna Faten Bethabet)
Quest’estate ho partecipato a una summer school sul plasma a Roscoff, una piccola cittadina bretone affacciata sull’oceano. L’iniziativa è stata promossa dalla Sorbona di Parigi e dall’Università di Pisa. Per cinque giorni abbiamo seguito conferenze tenute da professori francesi e italiani, svolgendo anche attività pratiche in laboratorio, ospitate presso la stazione biologica di Roscoff.
Eravamo ventisei studenti di Fisica provenienti da tutto il mondo, anche se in maggioranza italiani — per la precisione, pisani. C’erano però anche ragazze e ragazzi provenienti dalla Francia, dalla Romania, da Cipro, dal Portogallo, dalla Turchia, e persino dal Madagascar e dall’India. Quasi tutti frequentavamo l’ultimo anno della triennale, anche se alcuni erano ancora al secondo.
Devo anche ammettere che, oltre a seguire conferenze e studiare le leggi che governano il plasma, ci siamo anche divertiti a esplorare Roscoff e a visitare in battello la vicina Île de Batz. Ho anche imparato un po’ di francese, costringendo i miei compagni a dirmi la traduzione in francese di ogni cosa che vedevo. Posso dire di aver appreso molto sul plasma, ma anche che in francese “pipistrello” si traduce con chauve-souris, che letteralmente significa “topo calvo”.
Matilde Sofia Del Canto (Fisica, matr. 2022)
"IL NUOVO TI APRE AL MONDO"
MY EXPERIENCES AT COLLEGIO NUOVO
It’s been almost a month since I returned to Japan. Spending time in Tokyo, it feels as though that year I spent there was just a dream. But sometimes, in unexpected moments of my daily life, I feel a sense of discomfort, or I find something that used to seem ordinary to be amusing. In those moments, I realize: «The one year I spent in Pavia, 15 hours away by plane from here, was not an illusion but something that is deeply rooted within me».
I chose Italy as my study abroad destination without a solid reason. It was something perhaps unforgivable for someone planning to spend a year abroad, but I had absolutely no reason to choose Pavia. Therefore, explaining why I chose Italy for my study abroad was difficult. If I had to say something, it would be that the word “Italy” simply had a very attractive ring. It might be influenced by things like “Italian cuisine, culture and people” that I had encountered since childhood. That’s why the time I spent thinking about living in Italy was a time that filled me with excitement, even though I couldn’t actually imagine the specifics of daily life there. However, I couldn’t just think about spending one year in Italy.
After arriving in Pavia and starting life at Collegio Nuovo, I spent the first six months adjusting to the new experiences, such as dormitory life, interacting with friends, and talking Italian with the staff. Later, I had the opportunity to teach Japanese language classes to students unfamiliar with the language and culture, which helped me reflect on Japan. With the support of students and friends, I was able to make the lessons engaging and adaptive. The lessons were made possible not only with the support of friends who helped me check the materials and gave suggestions during preparation for all ten lessons, but also with the help of students who attended every class and friends who shared what they wanted to do in the next lesson.
At Pavia University, I interacted with international students and took an impactful course on “Economics and Migrations”. This course prompted me to reflect on my own experience as an immigrant and influenced my thesis topic. In addition to studying, I travelled extensively within Italy and beyond, gaining a deeper appreciation for the country’s diverse history and culture.
Looking back on my study abroad experience, I strongly believe that studying abroad changes a person. There are two major changes that I particularly feel. The first is a change in my personality. While in Italy, I became much more honest with myself, especially with my emotions and thoughts. When I was in Japan, I didn’t often express my opinions directly. When I had something to say, I would often soften my words instead of saying them outright. Especially when it came to declining someone’s suggestion or proposing something different from their opinion, it was very difficult for me. This may be similar to a common stereotype of Japanese people. However, in Italy, it was more important to communicate your feelings and opinions to others. I realized that adjusting to others when you actually don’t want to or not asserting your own opinion could hurt the other person. That’s why I started thinking, «How do I feel right now? What do I want to do?» and now I can confidently say that I really like the way I behave.
The second change is in my academic interests. After studying abroad, I became interested in making foreign immigrants in Japan the theme of my graduation thesis. This stemmed from my intense experiences as a foreigner in Italy and the classes I took at Pavia University. I experienced countless challenges, from struggling at the station because I didn’t understand Italian to making mistakes at restaurants and feeling lost in conversations. Additionally, I painfully realized the complexities of applying for a residence permit due to not holding Italian citizenship. This made me realize that similar situations were happening around me as well. Seeing the students at Collegio Nuovo also sparked my interest in pursuing graduate studies. In Japan, the percentage of students in the social sciences who go on to graduate school is relatively low. However, I’ve come to appreciate the joy and the allure of pursuing academic excellence.
Finally, I want to cherish the “changed me” who I became through my experiences in Italy. This means having the ability to relativize what is taken for granted in Japan. Life can be stifling if you live by just one set of norms. I want to live a life enriched by various norms I’ve picked up in different places. And in the future, I hope to live abroad again. Because the first year of my life living outside Japan was so fun and so invaluable. I’d like to express my gratitude to the Rettrice Bernardi of Collegio Nuovo for providing such a wonderful College, to Saskia and everyone who supported my study abroad experience, and most of all, to the friends with whom I shared meals every day — thanks to all of you, I had a truly enjoyable time.
Momoko Shibuya (Visiting student Ochanomizu University, a.a. 2023-24)
LA VOCE DELLE CAPITANE SPORTIVE
Il Torneo sportivo Intercollegiale è, ogni anno, uno degli appuntamenti più attesi dalla comunità collegiale pavese. Non si tratta soltanto di una competizione sportiva: è un evento che ci impegna e ci appassiona per mesi, un’occasione per coltivare le nostre passioni o, per chi parte da zero, per scoprirne di nuove. Ma ciò che rende davvero speciale il Torneo non sono solo le partite, bensì il tifo che le accompagna. Sentire i cori, vedere il nostro Collegio schierato a sostenere le squadre, percepire la carica che arriva dagli spalti è qualcosa di difficile da descrivere a parole. È il momento in cui ci si sente parte di qualcosa di più grande, uniti da uno stesso obiettivo.
Per noi del Collegio Nuovo, il torneo di quest’anno è stata una sorpresa che ha superato ogni aspettativa. Il secondo posto generale delle nostre ragazze è stato il premio più grande, soprattutto dopo un anno tutt’altro che semplice. I risultati parlano chiaro: primo posto in atletica, secondo posto in basket e pallavolo, terzo posto in dragon boat e basket 3×3, quarto posto in beach volley e calcio. Siamo salite sul podio in quasi tutte le discipline, portando a casa ben 7 coppe: un risultato che ci riempie di orgoglio e che testimonia il lavoro e la determinazione di tutte le squadre.
Per noi capitane, è stato un anno di impegno, emozioni e soddisfazioni: l’orgoglio per la squadra e la gratitudine per il tifo non sono mai venuti meno. La voglia di combattere per il “coppone” è stata la nostra costante motivazione e, anche se quest’anno l’abbiamo perso per un soffio, questo ci dà ancora più carica per il futuro.
Di seguito, le voci delle nostre Capitane per raccontare da vicino l’esperienza di ogni disciplina:

Sono molto soddisfatta del nostro risultato a Dragonboat quest’anno, il terzo posto è sicuramente meritato, ma sono sicura che possiamo sempre migliorare! Personalmente, non solo da capitana, è lo sport che mi sta più a cuore. Come sappiamo, il Dragonboat è uno sport di coesione non solo tra Nuovine ma include i collegiali Fraccarotti, con i quali abbiamo creato un solido legame quest’anno, tra allenamenti e pizzate di gruppo. Lo sport è anche rete relazionale! – Desirée Vitalini, Capitana di Dragonboat
Era da anni che non riuscivamo a superare i quarti di finale, invece, quest’anno, grazie soprattutto a dei super allenatori, siamo partite dai fondamentali fino ad arrivare a eseguire degli elaborati schemi di gioco. Quello che mi rende più soddisfatta è che siamo diventate una squadra molto unita e affiatata e che siamo cresciute tutte insieme, senza lasciare nessuna indietro. Abbiamo affrontato tutte le partite con grinta ed entusiasmo, grazie soprattutto alla carica dataci dalla nostra tifoseria. Non potevo chiedere di meglio che concludere la mia “carriera” cestistica nell’Intercollegiale con un secondo posto nel torneo di basket e un terzo posto in quello di basket 3×3. Ora passo la fascia a Ilaria Maccioni che sono sicura saprà guidare la squadra e farla crescere ancora! – Sofia Fini, Capitana di Basket
“Diventare Capitano d’atletica della squadra di quest’anno è stata una sorpresa per me. Era una certa responsabilità visto anche le belle prestazioni sportive in basket e in pallavolo; tuttavia, con il supporto delle mie compagne di squadra e di Collegio l’onere è diventato entusiasmo e voglia di vincere. La sorpresa più grande è stata vedere ragazze provenienti da sport più disparati mettersi in gioco e provare a concorrere nelle varie discipline dell’atletica, anche se per un giorno solo. Maggio è un periodo impegnativo sia a livello sportivo che collegiale quindi, tra infortuni e impegni di varia natura, siamo passate dalla paura di non riuscire a trovare abbastanza componenti della squadra all’alzare la coppa sul punto più alto del podio, dimostrando che il lavoro di squadra vale molto di più di tanti primi posti individuali e personalmente penso che questo riassuma alla perfezione lo spirito collegiale. – Silvia Malinverno, Capitana di Atletica
Quest’ultimo Torneo Intercollegiale ci ha regalato emozioni indescrivibili: molti sono stati gli attimi di adrenalina pura, quando abbiamo raggiunto i traguardi per cui tanto avevamo lavorato. Quest’anno nella nostra squadra di calcio c’è stata una grande crescita, non solo a livello tecnico, ma soprattutto a livello di intesa, di complicità. Il passo più importante lo abbiamo fatto quando abbiamo capito che solo divertendoci e credendoci fino in fondo avremmo raggiunto i nostri obiettivi. Ognuna di noi ha messo tutta sé stessa, sia negli allenamenti che in partita! Quando la squadra diventa come una seconda famiglia, allora sai di non poter chiedere nulla di più.
Quest’anno per me è stata una grande sfida: era la prima volta in assoluto che indossavo la fascia da Capitano. All’inizio non è stato facile, sentivo molto la responsabilità di far bene, non solo per me, e la paura spesso non mi permetteva di dare il massimo. Ma in questo la squadra mi è stata preziosa e di grande supporto, aiutandomi a credere non solo nel gruppo, ma anche in me stessa. Sono state partite sfiancanti, sia fisicamente (numerosi lividi lo testimoniano), sia mentalmente, poiché le ultime tre partite si sono concluse ai calci di rigore, dove la tensione era davvero alle stelle. Purtroppo, nella semifinale e finale la fortuna non è stata dalla nostra parte, lasciandoci un po’ l’amaro in bocca per la medaglia di legno, ma nonostante questo abbiamo fatto vedere in campo che siamo una vera squadra, con un grande potenziale, che speriamo di far crescere sempre più negli anni a venire. Penso che in noi rimarrà sempre impresso il momento in cui abbiamo segnato il rigore vincente ai quarti di finale contro il nostro storico rivale, il Collegio Castiglioni, assicurandoci il passaggio alla semifinale. La corsa verso le compagne, gli abbracci, i cori della nostra tifoseria che ha invaso il campo per raggiungerci e festeggiare con noi: è stata un’emozione che non dimenticherò mai, e che mi spinge a continuare questo percorso con tanta passione! – Valentina Cantoni, Capitana di calcio
Arianna Albertini (Studi dell’Africa e dell’Asia, matr. 2023)

