Sport al Nuovo, tra gare di Atletica e la Coppa Minerva

“Dopo l’ottimo risultato (primo posto!) ottenuto l’anno scorso alla Giornata dell’Atletica al CUS, quest’anno ci presentiamo ai blocchi di partenza cariche e con ancora più voglia di metterci in gioco – spiega Anna Vientardi –  Maddalena Caretta e io corriamo per i 100 metri (per i 1000 ci pensano Chiara Quadriglia ed Elisa Rebucini) e la staffetta, nella quale siamo affiancate anche da Desirée Vitalini e Valentina Cantoni. A saltare in lungo è Giorgia Taddeo; Martina Dragoni è impegnata nel lancio del peso.

Organizzare gli allenamenti non è stato facile: i ritmi del CUS in questa stagione sono molto serrati, e trovare un compromesso bilanciando anche le preparazioni di pallavolo e calcio non è stata un’impresa semplice. Sono però molto contenta del risultato su cui stiamo tutt’ora lavorando. La squadra è unita, e tutte stanno dando il massimo.

Non ci resta che aspettare il vero banco di prova, nella speranza di vedere ripagati tutti gli sforzi fatti!”

Appuntamento il 7 maggio al Campo CONI, in via Treves, con ritrovo alle 14.30 e inizio gare alle 15.00! 

Per la Coppa Minerva, una tradizione inaugurata nell’a.a. 21-22 con la vittoria del Nuovo, l’appuntamento con la sfida di calcio contro il Castiglioni Brugnatelli, è per sabato 9 maggio: “Speriamo che il lavoro fatto quest’anno ci ripaghi per potercela finalmente riportare a casa”, commenta la capitana Valentina Cantoni.

Ci si trova  il 9 maggio alle 20.45 al campo dell’Athletic Pavia, in via Stafforini.

E dal 13 maggio pronti per il torneo di calcio per il Trofeo dei Collegi!



4th Leadership Bootcamp, Warsaw University of Technology

Dal 16 al 18 aprile 2026 ho partecipato al 4th Leadership Bootcamp di EucA.

Nelle bellissime strutture della Warsaw University of Technology, ciascuno di noi ha potuto affinare le proprie capacità di Leadership e Public Speaking. Come?  Condividendo, con una breve presentazione, le proprie idee ed esperienze relative a temi come la cittadinanza attiva, la sostenibilità o la salute mentale.

Io ho deciso di parlare dell’astensionismo giovanile alle elezioni europee. Ho portato con me 4 oggetti che simboleggiavano 4 possibili cause del fenomeno: una calcolatrice (rational choice theory), un pezzo di puzzle (socialisation); un cartellino rosso (not voting as protest) e una busta per lettere vuota (parties out of touch with young people),

Dopo un’introduzione teorica ho invitato i partecipanti a confrontarsi tra loro e a riportare la propria opinione e percezione della situazione nel proprio paese di origine. È stato bello vedere come il tema fosse molto sentito e quanta voglia ci fosse di condividere e ascoltarsi.

I momenti di pausa sono stati all’insegna del networking: tra un caffè e un dolcetto, ho avuto l’occasione di confrontarmi con “collegiali” di altri paesi europei, sentendo le loro storie ed esperienze.
Grazie a EucA e al Collegio per questa opportunità!

Sara Dedja (Medicina e Chirurgia)



Clinical Skills

In attesa dei primi due incontri dell’edizione 2026, ripercorriamo l’esperienza dell’anno scorso:

“Ricordo il corso di ‘Clinical Skills’ come una delle esperienze più formative che il Collegio mi abbia offerto all’inizio del mio percorso in Medicina. Per questo, quando Manuela Bartolacci – che aveva organizzato con grande  cura il corso negli anni precedenti – mi ha proposto di coordinarlo quest’anno, ho accettato con un po’ di timore, ma anche con l’entusiasmo e la preziosa guida del professor Giovanni Ricevuti.

Considerata la grande partecipazione delle nuove leve, ho pensato di ripartire proprio dagli argomenti che, a suo tempo, mi avevano fatto sentire per la prima volta “utile”: il prelievo venoso e la puntura intramuscolo, la violenza domestica, la gestione del paziente in emergenza e, infine, fasciature e gessi.

Il primo incontro, guidato dal prof. Ricevuti, è stato
dedicato a procedure spesso associate al ruolo infermieristico, ma che ogni medico dovrebbe conoscere. Dopo una breve introduzione teorica, ci siamo divisi in coppie per esercitarci direttamente. L’entusiasmo era palpabile, così come l’incertezza, ma le mani esperte del Professore ci hanno guidato anche nelle situazioni più difficili. Abbiamo provato prelievi venosi complessi, eseguito punture intramuscolari con appositi kit che riproducevano consistenza e profondità del muscolo, e infine rilevato la glicemia.

A condurre il secondo incontro il dottor Stefano Cartesegna, Medico di medicina generale a Mirabello, che ci ha introdotto al delicato tema della violenza di genere.
Attraverso un gioco di ruolo, in cui si è calato nei panni del paziente, abbiamo sperimentato le difficoltà che un medico di medicina generale incontra nel riconoscere, affrontare e segnalare situazioni di violenza. Abbiamo compreso quanto sia complesso distinguere tra segnali evidenti, come lesioni fisiche, e manifestazioni più sottili, come violenza verbale o costrizioni psicologiche, spesso riferite da terzi.

Il terzo incontro ha visto il ritorno in Collegio di un’ex alunna molto amata (e famosa!), Annalisa Malara, oggi anestesista-rianimatrice al Policlinico San Matteo. La sua emozione nel rientrare e la sua simpatia hanno subito creato un clima positivo. Attraverso casi clinici, ci ha coinvolte in simulazioni di gestione delle emergenze: quali parametri controllare, quali segni osservare e come stabilizzare un paziente. Anche le studentesse più anziane hanno trovato le nozioni nuove e stimolanti. La sua abilità è stata non solo trasmettere competenze tecniche, ma anche farci sentire all’altezza, trasformando ogni errore in occasione di crescita.

Anche l’ultimo incontro ha avuto come protagonista un’ex-alunna del Nuovo, Gabriella Tuvo, ortopedica presso l’Istituto di Cura Città di Pavia. Tema centrale:
fasciature e gessi. Dopo una dimostrazione pratica, alcune volontarie hanno prestato polsi, gomiti, ginocchia e caviglie per esercitazioni concrete. Replicare i gesti precisi della Dottoressa si è rivelato tutt’altro che semplice: spesso le nostre bende finivano più addosso a noi che al paziente! Ma con pazienza e incoraggiamento, Gabriella ci ha guidato, ricordandoci come il ruolo del medico richieda non solo competenze tecniche impeccabili, ma anche capacità di comunicazione e sostegno verso i pazienti.

Vittoria Belotti (Medicina e Chirurgia)



Il Collegio Nuovo alle Giornate dello Sport CCUM 2026

Le mie compagne, che avevano partecipato alle prime due edizioni, mi avevano avvisata che le Giornate dello Sport CCUM sarebbero state un’esperienza arricchente ed emozionante, ma quello che ho trovato è stato qualcosa che andava ben oltre le mie aspettative.

Le giornate sono cominciate con il torneo, dove io, Giulia Russo, Valentina Cantoni e Elisa Ruggeri abbiamo partecipato al torneo di Pallavolo, mentre Carlotta Lucca al torneo di Basket, ciascuna in una squadra diversa insieme ad altri collegiali di tutt’Italia. Abbiamo trovato persone fantastiche, con cui è stato davvero semplice giocare di squadra, tant’è che abbiamo ottenuto il primo e il terzo posto nella classifica di Pallavolo e il terzo posto in quella di Basket.

L’adrenalina del conoscere nuove persone, imparando a capirsi nel campo da gioco in così poco tempo, è indescrivibile. Personalmente, il torneo è stato anche formativo dal punto di vista mentale: la mia squadra era arrivata solamente terza nella fase a gironi, dopo aver perso due partite su tre, ma nella fase finale ci siamo risollevati sfruttando i punti di forza di ognuno, al punto di vincere l’intero torneo. Il lavoro di squadra ha decisamente ripagato.

Nella seconda giornata abbiamo incontrato il campione del mondo di nuoto in vasca corta Matteo Rivolta e il CT della Nazionale Italiana di pallanuoto maschile Sandro Campagna, che ci hanno portato testimonianze dal mondo dello sport di alto livello, ma che risultano paradossalmente molto vicine a tutti noi, soprattutto riguardo la gestione del gruppo e dello stress emotivo.

Ci porteremo sicuramente un bellissimo ricordo di questa esperienza, che ci ha arricchite e formate nel modo più piacevole possibile.

Gaia Masia (Medicina e Chirurgia)



Il Collegio Nuovo alle Giornate dello Sport CCUM

Il 24 e 25 maggio 2025 abbiamo partecipato alle Giornate dello Sport organizzate dalla CCUM. Siamo partite in mattinata per arrivare a Bologna, dove ci attendevano i bus colmi di altri collegiali come noi, da tutta Italia, pronti a scendere in campo per i tornei di pallavolo e basket: è stato un  lungo pomeriggio, intenso e divertente, ricco di nuove conoscenze e di momenti di condivisione.

Giocare in squadre mise con altri studenti di merito è stato stimolante e ha reso la competizione sana e positiva; allo stesso tempo, i momenti di scambio fuori dal campo ci hanno permesso di ampliare lo sguardo e conoscere meglio la realtà dei Collegi di altre città, creando legami che vanno oltre il risultato delle partite.

La sera abbiamo avuto l’occasione di esplorare tutti insieme Bologna, una città splendida, con le sue iconiche Due Torri che sembrano vegliare sui passanti, rendendo ancora più speciale la nostra esperienza.

Il giorno successivo è trascorso velocemente: la mattinata si è aperta con l’intervento di Maxcel Amo Manu, velocista paralimpico che ci ha emozionato raccontandoci la sua storia, dall’infortunio fino alla sua vera e propria “rinascita” grazie allo sport. A seguire, Anna Torretta, alpinista e campionessa di arrampicata su ghiaccio, che ci ha portato con lei nelle sue avventure in giro per il mondo, mostrandoci la bellezza della sua disciplina sportiva. Entrambi gli interventi ci hanno fatto scoprire altre realtà sportive, ispirandoci con messaggi di resilienza e motivazione e introducendo il momento delle premiazioni delle squadre vincitrici.

Partecipare agli eventi della CCUM è sempre un’occasione preziosa per incontrare (e reincontrare) altri studenti dei Collegi di merito, con esperienze diverse da quelle della realtà pavese – che resta la città con maggior numero di collegi universitari in Italia. Il confronto con loro ci fa apprezzare ancora di più la fortuna di far parte di un network intercollegiale così vivo e stimolante come quello di Pavia, capace di andare oltre le dinamiche strettamente “di merito”.

Le Giornate dello Sport sono state un’occasione preziosa per condividere sul campo le nostre tradizioni sportive e tifoseria (compresi i celebri 12 Copponi!) con gli altri collegiali, incoraggiandoli a fare rete all’interno dei loro Collegi e con  le realtà presenti nei loro territori. Siamo tornate in Collegio non solo con due coppe da esibire con orgoglio, ma soprattutto con la consapevolezza di aver rafforzato i legami del network intercollegiale. Abbiamo avuto l’occasione di conoscere meglio studenti di altri Collegi pavesi con cui non avevamo mai interagito, sebbene ci conoscessimo di vista. Inoltre, abbiamo stretto amicizia con un ragazzo del Collegio di Milano: i nostri racconti lo hanno talmente incuriosito che, pochi giorni dopo, è venuto di persona a Pavia per assistere alla nostra Caccia intercollegiale!

Arianna Albertini (Scienze Politiche e delle Relazioni internazionali)



Il Collegio Nuovo al Forum Imprenditoria Femminile

All’interno della prima edizione della Pavia Innovation Week – Extra, è stato offerto, in Aula Foscolo dell’Università di Pavia, un incontro ampio che tiene insieme imprese, università, ricerca, istituzioni e mondo del terzo settore: si tratta del Forum Imprenditoria Femminile che ha visto la partecipazione, nel panel “Oltre il Glass Ceiling: Nuove Frontiere della Leadership”, la Rettrice Paola Bernardi.

A partire della figura della Fondatrice, Sandra Bruni Mattei, laureatasi nel 1919 in Matematica – pioniera anche in questo –, la Rettrice ha ricordato, cifre nazionali alla mano, la crescita della rappresentanza femminile negli studi superiori, nelle professioni, nelle conquiste civili (dal diritto di voto alla riforma del diritto di famiglia) e nelle istituzioni politiche.

I quasi 50 anni di vita del Nuovo, diretto sin dalla fondazione puntando su uno stile di leadership «etico ed empatico», sono stati l’occasione per tracciare l’evoluzione delle studentesse, i più ampi cambiamenti sociali e lo sviluppo delle attività del Collegio, un ambiente tutto teso a favorire mentorship ed empowerment, con una apertura internazionale.
Spicca, nel contesto del convegno che esalta figure femminili che in diversi modi «cambiano il mondo», il lungo elenco di ospiti “role model” che hanno portato in tutti questi anni la loro testimonianza negli incontri pubblici promossi dal Collegio: da Rita Levi – Montalcini a Fabiola Gianotti, da Elena Cattaneo a Maria Chiara Carrozza, da Ilaria Capua a Lella Golfo ed Emma Bonino. Tra loro, proprio dieci anni fa,  anche Diana Bracco, Presidente e AD del Gruppo Bracco, che nel Forum promosso dal Comitato Imprenditoria Femminile della Camera di Commercio di Cremona-Mantova-Pavia, è stata insignita della prima edizione del Premio alla Carriera “Leadership & Innovazione” «per essersi distinta nel campo dell’innovazione, nella valorizzazione del talento femminile, nella responsabilità sociale d’impresa e per il contributo al progresso economico». Due collegiali, Elisa Romano del Collegio Santa Caterina e Carlotta Lucca del Collegio Nuovo, sono state invitate a porre le loro domande alla Presidente Bracco, laureatasi in Chimica all’Università di Pavia (e poi, honoris causa, in Farmacia).

Questa la testimonianza della nostra alunna Carlotta Lucca, studentessa di Molecular Biology and Genetics:

“Ho avuto l’opportunità di rivolgere a Diana Bracco  una domanda per me molto significativa:
‘Nel guidare un’azienda nel contesto globale, quali contributi femminili ritiene più decisivi per innovare e fare la differenza?’

La sua risposta mi ha colpita profondamente. Ha sottolineato come le donne abbiano una straordinaria capacità di connettere temi, prospettive e competenze diverse, una qualità sempre più strategica nei contesti complessi e globali. Ma il passaggio che più porto con me è stato il suo messaggio diretto: “Dobbiamo darci una bella mossa.” Un richiamo concreto ai dati, che ci ricordano quanto ci sia ancora da fare per colmare il divario nella leadership. E poi, un altro tema centrale: quello della squadra, la chimica delle aziende. Perché innovazione e leadership non nascono mai da sole, ma dalla capacità di creare team solidi, visione condivisa e relazioni che fanno davvero la differenza.

Un confronto che lascia ispirazione, responsabilità e una forte spinta ad agire.”



Italiano L2: una esperienza di conoscenza e networking

Learning Italian after arriving here in Pavia has truly felt like gaining an essential survival tool for my daily life.

The Professor, Alessio Banzato, is very warm and kind-hearted, and he has created a welcoming and supportive learning environment. During a time when I was experiencing homesickness and various stresses, this class became one of the warmest and most comforting spaces for me.

Although I am still a beginner, the Professor teaches with great patience, using daily practice with flashcards, as well as questions and answers. The lessons are well-structured and closely connected to our daily activities, which makes learning both practical and engaging. Because of this approach, I have been able to improve my Italian more quickly than I expected.

Before attending the course, I was not able to speak Italian at all. However, after just a few classes, I was already able to have simple conversations with the kitchen staff.

Beyond language learning, the class also gave me a sense of belonging. It helped me feel less alone and more connected to the people and environment around me. Step by step, I started to feel more confident in communicating and adapting to daily life here.

I am truly thankful for this experience and for the supportive atmosphere that has been created. It has made a significant difference in my journey as an international student.

 



Approfondimenti in Pediatria: XXI edizione

Si è conclusa la XXI edizione del corso monografico a libera scelta “Approfondimenti in Pediatria”, nato su richiesta delle alunne del Collegio, in particolare da Ida Sirgiovanni, oggi neonatologa presso Humanitas San Pio X  e ricercatrice della Humanitas University a Milano.

Nel 2005, alla nascita del corso promosso dal Nuovo e accreditato dall’Università di Pavia era il prof. Giorgio Rondini; da due anni dopo,  sino al 2021, ne hanno curato il programma, includendo via via il contributo degli specializzandi sia come relatori sia come destinatari, il prof. Gianluigi Marseglia (responsabile) e la prof. Antonietta Marchi.

Dall’anno acc. 2025-26 la prof.  Amelia Licari è subentrata come responsabile di un corso che ha sempre grande seguito, anche da alunne del Nuovo: in questa edizione erano in sala, tra gli altri, la laureanda Benedetta Sarti e Elena Rinaldi  e Elena Rizza (nella foto), studentesse del V anno.

A Benedetta il bilancio di questa edizione.

“Un percorso articolato in quattro incontri, costruito attorno alla presentazione di casi clinici da parte degli specializzandi in Pediatria dell’Università di Pavia, affiancati da medici strutturati.

Proprio la presentazione dei casi clinici da parte degli specializzandi ha reso gli incontri particolarmente dinamici e coinvolgenti, distinguendoli dalle tradizionali lezioni universitarie, spesso più teoriche e meno interattive.

Il filo conduttore? I casi complessi tra pediatria generale, pronto soccorso, genetica e reumatologia: dalla storia di una bambina affetta da teleangectasia emorragica ereditaria all’intossicazione da monossido di carbonio, fino a patologie genetiche rare e alla sclerosi sistemica giovanile.

Lezioni brevi, chiare e mai dispersive, con uno spazio finale dedicato a domande e confronto.

Da studentessa all’ultimo anno di Medicina e tesista in Pediatria, è stata un’esperienza davvero preziosa, perfettamente in linea con il mio percorso.

Un corso ben organizzato, coinvolgente e assolutamente consigliato”.



Orientarsi nella professione medica

L’incontro di orientamento professionale con le dottoresse Erica Quaquarini e Silvia Mangiacavalli, promosso dal Collegio in collaborazione con l’Associazione Italiana Donne Medico, è stato per noi un momento di confronto molto stimolante.

Da laureande in medicina, entrambe impegnate in una tesi in ambito onco-ematologico, abbiamo trovato particolarmente interessante poter ascoltare il percorso e l’esperienza di due professioniste che lavorano ogni giorno in questo settore. Ci ha affascinato in particolare il racconto di come la pratica clinica, in entrambi gli ambiti, si intrecci continuamente con la ricerca (di base, ma non solo) e con lo sviluppo di nuove terapie.

Tra queste, sentir parlare di frontiere quali le terapie geniche o le CAR-T, ci ha rese ancora più consapevoli di quanto questi campi siano in continua evoluzione e quanto sia fondamentale continuare a studiare e aggiornarsi nel corso della propria carriera. Abbiamo inoltre apprezzato molto l’incentivo a fare esperienze di formazione e ricerca anche all’estero, da sempre tra i capisaldi del Collegio, come occasione di confronto con realtà diverse e di crescita personale e professionale.

In una fase come gli ultimi mesi di università, spesso accompagnata da dubbi (e non pochi) sulle scelte da fare, incontrare persone così motivate, preparate e appassionate rappresenta decisamente un incoraggiamento e un promemoria del motivo per cui abbiamo scelto questa strada.

Elena Rinaldi

Le loro parole ci hanno trasmesso un entusiasmo contagioso e una chiara visione del futuro, facendoci riflettere sull’importanza di un continuo aggiornamento e sulla necessità di rimanere sempre curiose e pronte ad abbracciare le nuove sfide che la medicina ci propone. È stato particolarmente stimolante sentire quanto il campo delle terapie innovative in ambito oncologico ed ematologico stia evolvendo rapidamente, e come le nuove opportunità di cura impattino positivamente sulla vita dei pazienti.

In queste specialità, la collaborazione multidisciplinare e il lavoro a stretto contatto con altre figure professionali sono fondamentali e permettono di arricchirsi di nuove prospettive e competenze, favorendo una visione più completa dei pazienti in cura.

E’ stato anche utile avere la possibilità di chiarire dubbi, incertezze e preoccupazioni legate alla scelta di questo percorso professionale, in particolar modo la gestione del carico emotivo e la responsabilità di creare un rapporto di fiducia ed empatia con i singoli pazienti, con l’obiettivo di accompagnare e sostenere durante il percorso di cura.
Le sfide sono quotidiane, ma proprio per questo la nostra motivazione cresce: la possibilità di fare la differenza nella vita dei pazienti, e di farlo con un approccio scientifico ma anche profondamente umano, ci sembra un obiettivo ambizioso, ma incredibilmente gratificante.

Federica Rizzo



Ascoltando Jasmine, voce da Gaza al Collegio Nuovo

L’incontro con lo scrittore Premio Andersen Francesco D’Adamo ha sollevato più di una riflessione nel pubblico.

Uno dei punti più discussi è stato il ruolo dei giovani. È giusto coinvolgerli? Alcuni “adulti” temono che esporli a certe realtà possa generare disagio. Ma viene spontaneo chiedersi: quale disagio è più grave? Quello di conoscere, o quello di restare nell’ignoranza e nell’indifferenza totale mentre accadono tragedie reali? E soprattutto: che cosa perdiamo, come individui e come società, quando scegliamo di non vedere? Forse non è il disagio il vero pericolo, ma l’assuefazione. La progressiva perdita di umanità.

Durante l’incontro è emersa con forza la necessità di sensibilizzare le nuove generazioni. Non si tratta di scioccare gratuitamente, ma di educare alla consapevolezza, all’empatia, al senso critico, e soprattutto all’umanità, perché è proprio questa che rischia di sgretolarsi quando il dolore degli altri diventa lontano, quasi irreale. Perché quando si parla in particolare di bambini colpiti dalla violenza, non si parla di numeri: si parla di vite interrotte, di infanzie negate, di possibilità che non esisteranno mai.

Il parallelismo con eventi storici passati è stato evocato per ricordare quanto la storia possa ripetersi quando si smette di guardare, di interrogarsi, di reagire. La memoria storica dovrebbe insegnarci che il silenzio e l’indifferenza non sono mai neutrali, ma diventano terreno fertile per le tragedie.

Questa conferenza non è stata solo un momento di ascolto, ma una chiamata alla responsabilità. Anche, e forse soprattutto, per noi giovani: capire, informarci, e non distogliere mai lo sguardo. Perché restare umani è una scelta. La più necessaria.

Shirine Mouneimne, Odontoiatria

Francesco D’Adamo ha saputo raccogliere l’immensità della tragedia umana in un romanzo scomodo, coraggioso e quanto mai necessario. Gabriele, come molti altri ragazzi hikikomori, sceglie di rinchiudersi tra le quattro pareti della sua stanza a Milano, dove nulla lo tange e il suo panico si consuma tacitamente nell’isolamento. Jasmine invece vorrebbe volare verso la normalità, uscire dalla sua tenda e lasciarsi alle spalle le bombe e i droni, ma i confini della Palestina sono militarizzati e il Paese è «una trappola per topi».

All’inizio della loro corrispondenza Gabriele non vuole sentir parlare di guerra, perché la guerra ce l’ha dentro: da essa viene logorato quotidianamente e in essa si rifugia, preferendo il buio di camera sua alla pericolosa luce del sole che mostra tutta la sua inadeguatezza. Quando Jasmine entra nella vita di Gabriele, con uno spiraglio del suo mare, non lo giudica, ma cerca di comprenderlo. Lei ogni giorno vede davanti a sé lo sterminio del suo popolo e quello che la spaventa di più è proprio la solitudine così desiderata da Gabriele. Il suo slancio vitale-sociale è disperato e drammatico, ma a pensarci bene non differisce troppo da quello di molti suoi coetanei occidentali alla ricerca di un posto nel mondo e di un senso di appartenenza.

La delicatezza di D’Adamo consiste nel porsi come medium tra quelli che egli stesso definisce gli «adulti che hanno provvisoriamente tredici o quattordici anni» e gli orrori della guerra. Accanto alla chiara denuncia del genocidio, infatti, spicca un approccio con i lettori più giovani che è una ventata d’aria fresca: i ragazzi, contrariamente a quanto si dice, non sono disinteressati né faticano a comprendere, eppure nessuno parla con loro senza censurare o edulcorare la nostra cruenta quotidianità. Li si proietta quindi in un mondo che resta sanguinario e ci si aspetta che non facciano domande una volta cresciuti. Di Volevo avere le ali colpisce la semplicità dei due protagonisti, che cristallizzano con le loro storie i drammi di tanti altri adolescenti, ma allo stesso tempo il lettore – giovane o meno – è turbato dalla schiettezza della narrazione della guerra, che si basa interamente sui reportage bellici. Nel romanzo gli ultimi acquistano un nome: il disagio giovanile e umano vive in Gabriele, mentre quella di Jasmine è la storia di una vita invisibile che si nasconde dietro ai resoconti numerici del telegiornale che entrano nei capitoli dei libri di storia. Il fine ultimo della scelta narrativa è proprio evitare, con i meccanismi di una censura che vediamo già in atto, che cada un oblio di orwelliana memoria sulle scelleratezze umane.
Nell’ultimo anno a Gaza sono morti 75.200 palestinesi. Chissà quante Jasmine c’erano tra loro.

Marzia Anzalone, Lettere